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La corte dell’Aia ha dato torto alla Cina per le isole Spratly

Le Filippine hanno vinto la causa al tribunale dell’Aia contro la Cina per le isole Spratly, ecco cosa succederà

Il Tribunale internazionale dell’Aia ha stabilito che la Cina non ha la sovranità delle isole Spratly, nel Mar cinese meridionale. Un verdetto che brucia a Pechino.


La decisione della Corte permanente arbitrale dell’Aia è il primo stop alla Cina e alla sua politica espansiva nel Mar cinese meridionale che ha creato scompiglio nell’area.
Le Filippine, in particolare, avevano reagito in modo aggressivo alla politica cinese nell’area.
La Cina dal canto suo ha disconosciuto il tribunale e ha fatto sapere che non terrà conto della sua decisione la quale è vincolante e non è soggetta ad appello.


La decisione, aspettata con trepidazione da più parti, infiammerà la situazione nell’area. Situazione già calda dato che ci sono stati diversi scontri tra pescherecci e la guardia costiera cinese. Gli Stati Uniti avevano contribuito al surriscaldamento della situazione mandando le loro navi da guerra in quelle che loro (e la comunità internazionale) considerano acque internazionali o di sfruttamento economico filippino.
Il pannello ha stabilito che la semplice presenza storica di pescatori cinesi nella zona non ne fa un’area di influenza cinese. Oltretutto per la giurisprudenza internazionale scogli o piccoli atolli non costituiscono aree su cui si può estendere la propria influenza se sono al di fuori dalle acque territoriali.


La Cina ha subito fatto sapere che il tribunale è da considerarsi fuorilegge e che la sentenza è ingiusta.
Il ministro della Difesa ha ribadito che i marinai cinesi salvaguarderanno la sovranità nella zona e garantiranno gli interessi marittimi cinesi nelle Spratly.
Le Filippine hanno già chiesto sanzioni se i cinesi non obbediranno alla sentenza e si sono detti preoccupati dalla reazione cinese.


La Cina ha speso mesi a screditare il pannello arbitrale della corte e ha diverse possibilità per quanto riguarda la reazione immediata.
Pechino potrebbe decidere di mandare ancora più aeri da guerra e creare un’area d’identificazione come ha fatto nel Mar cinese orientale.
I cinesi potrebbero occupare lo scoglio Scarborough, uno dei più vicini alle coste filippine o potrebbero addirittura decidere di assediare i militari filippini che occupano alcuni atolli costringendo gli americani, dato il loro trattato di assistenza militare con le Filippine, a intervenire.


Il nuovo presidente filippino, Rodrigo Duterte, ha provato a tendere un ramo d’ulivo dichiarando che c’è spazio per i negoziati tra i due paesi ma la questione è molto sentita nelle Filippine per cui è improbabile che lo spazio di negoziazione possa essere ampio.


Tutti gli altri stati, chiaramente quelli che riconoscono la corte, si sono uniformati alla decisione della corte dell’Aia e hanno espresso ufficialmente o meno l’auspicio che la Cina si uniformi alla decisione.
L’unico stato che pare essere d’accordo con l’ottica cinese sembra, incredibilmente, essere Taiwan. I confini marittimi difesi oggi dai cinesi della repubblica popolare sono quelli stabiliti dal governo nazionalista che poi fuggì a Taiwan.


La Cina, comunque, non è l’unica potenza che ha ignorato una decisione del pannello arbitrale della Corte internazionale dell’Aia. Gli Stati Uniti ad esempio avevano fatto una cosa simile con il parere sui porti nicaraguensi e la loro credibilità internazionale ne aveva risentito.
Contemporaneamente la decisione ha dato leva al Vietnam che da anni ha un contenzioso con i cinesi riguardo a delle isole vicine, le Paracels, ora anche Hanoi potrà chiedere un parere del pannello.

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