padellaro

LA DITTATURA PROSSIMA VENTURA

Antonio Padellaro in questa intervista denuncia il vuoto delle istituzioni e i possibili scenari futuri.

In un caldo pomeriggio di luglio, nella mia adorata e calda Roma, incontro Antonio Padellaro che con la sua sottile e pungente penna ha da poco denunciato sul Fatto Quotidiano la crisi dei sindacati e il clima abbastanza delicato in cui verte oggi il concetto stesso di politica e democrazia.


Roma è finita sul The New York Times per l’incuria e la sporcizia cosa ne pensi?


Si, tutti i giornali del mondo come il Times e Le monde hanno denunciato il fatto che la città più bella e famosa al mondo sia ridotta come è ridotta, ma a mio parere fa scalpore perché da l’idea di come l’Italia sia un paese allo sbando .

Il punto è che in Italia i riferimenti istituzionali che sono il governo, le amministrazioni comunali e i sindacati si stanno sfaldando.

Vi è un’incapacità di gestire i problemi, cioè oggi Roma è una città che viene amministrata come trenta o quaranta anni fa .

Il concetto di area metropolitana non è mai diventato realtà .

Abbiamo i municipi ma sono amministrati da persone della politica minore che non sanno nulla di come si gestisce la cosa pubblica.

Oggi tutto il problema dei trasporti, per esempio, non può essere affidato a un assessore che viene dalla politica, che fa i suoi giochi ma deve essere affidato ad un grande manager che possa sapere come gestire il problema dei trasporti a Roma, invece è tutto vecchio.


In che senso?


Quelle istituzioni che erano dei punti di riferimento si stanno sfasciando perché erano decrepite e perché sono affidate a un personale politico di basso livello senza competenza.

La risoluzione di problemi come la gestione dei rifiuti o i trasporti non possono essere affidati per esempio ad un assessore che fa i suoi giochi ma deve essere affidato ad un grande manager capace di gestire tutti i problemi.

Si parla sempre di onestà ma la competenza? I politici debbono avere prima di tutto delle competenze.


Si può parlare in modo forse un po’ generico di una crisi della politica ?


Certo, la popolarità della politica è ai minimi termini.

Qualsiasi sondaggio ti dice che la popolarità della politica è al tre, quattro per cento, il che vuol dire che il tre o quattro per cento sono quelli che vivono di politica.

La politica è dunque popolare presso il ceto stesso che fa politica perché difende se stesso.

Ciò vale anche per il sindacato che è odiato perché visto come la causa dei disservizi e gli amministratori pubblici, come nel caso di Marino ma anche come Crocetta in Sicilia, sono considerati delle zavorre, cioè personaggi che non solo non risolvono niente ma anzi che creano problemi .

Dato che stiamo parlando di tre pilastri della democrazia: i governi, le amministrazioni locali e i sindacati se falliscono si crea un vuoto.

Ora il problema è: se si crea un vuoto questo come può essere riempito ?

In politica vigono le leggi della fisica, ogni vuoto tende a essere riempito.

Di fronte allo sfaldamento non solo delle istituzioni ma anche della credibilità della politica si pone la domanda : chi verrà dopo questi ?

Il sindacato è stato un punto di riferimento,

i tecnocrati prenderanno il posto dei politici che risponderanno a Bruxelles .

Ci saranno dei tecnocrati designati dall’Europa, la seconda ipotesi è che si creeranno delle forme autoritarie .


Forme autoritarie? Che vuol dire ?


Mi riferisco all’ascesa della Lega Nord che fa riferimento a Salvini che è un movimento xenofobo, intollerante con forti venature fasciste perché i loro alleati sono CasaPound .

Se la democrazia non riesce a difendersi arrivano quelli che dicono: comandiamo noi, fuori i negri e tutta una serie di provvedimenti presi in modo autoritario.


Crede quindi vi sia una crisi generale dello Stato?


Gli italiani non hanno mai rispettato lo Stato, per i francesi c’è La Republique che è un valore, per gli italiani lo Stato non è un valore.

In Italia il concetto di Stato e di bene comune non è mai veramente passato.

Uno degli elementi che te lo spiega è l’evasione fiscale.

Quando una larga fetta di cittadini non paga le tasse e non partecipa all’investimento sul bene pubblico, al di là dell’ illegalità , c’ è proprio una questione di menefreghismo rispetto al valore dello stato.

Mancando lo Stato, questo vuoto storicamente è stato riempito dal fascismo, il dittatore ha occupato lo stato, com’è accaduto nel ventennio fascista.

Berlusconi è una macchietta ma per vent’anni ha incarnato lo Stato, lo Stato delle paillettes, delle televisioni, del gioco del Milan e di tutto ciò che poteva piacere agli italiani.

Renzi è un personaggio secondario che serve semplicemente a evitare che la situazione degeneri.

  • Antonio Errico

    Accusiamo pure Salvini di tutto quello che volete, ma una cosa è certa che Renzi e i suoi compari hanno già fatto il colpo di Stato e governano indisturbati altro che in forma autoritaria. Salvini parla in faccia, invece il fiorentino ha raggirato tutti e noi ci preoccupiamo di Salvini? Preferiamo distrarre l’attenzione da Renzie? E’ lui, chi l’ha messo li con il suo seguito il vero problema dell’Italia! Puntualizzo non voto Lega. Sono sudista!.

  • Pingback: LA DITTATURA PROSSIMA VENTURA – D-Art.it | NUOVA RESISTENZA()

TODAY

14 Dec

Thursday

Le Rubriche

Photo Gallery