La Grecia sull’orlo del baratro

La tanto temuta Grexit sta per avere luogo, l’Europa sta ricattando il paese ellenico?

Alla minaccia da parte dei greci di un referendum per l’uscita dall’euro i tedeschi hanno risposto con molta calma: “Se il Governo greco pensa di dover tenere un referendum dovrebbe tenere un referendum. Può darsi che sia il modo giusto per permettere al popolo greco di decidere se sono pronti ad accettare quello che deve essere fatto”, questa è stata la dichiarazioni di Wolfgang Shauble, il ministro delle Finanze tedesco. Una risposta ottima, peccato che appena prima i debitori, tra cui anche la Germania, avessero spinto il primo ministro greco Alexis Tsipras a indire un referendum con cui decidere se accettare o meno la pessima, dal punto di vista greco, ultima offerta dei debitori prima del default.


I creditori hanno cercato di incolpare Tsipras per la rottura dei negoziati ma i debitori, da parte loro, si sono rifiutati di offrire ai greci un vero e proprio piano di rientro dal debito che permettesse allo stato, che sta navigando in una delle peggiori crisi economiche mondiali degli ultimi anni, di risollevarsi. In cambio di un prestito di contante veloce, necessario alla Grecia, la Troika ha chiesto anni di austerità seguendo il solito schema europeo che è stato screditato da molti autorevoli economisti. La decisione è importante e Tsipras ha deciso per il referendum, appoggiando comunque il no.


La paura per un eventuale Grexit e la volontà dei greci di rimanere a far parte dell’Europa “moderna” potrebbe addirittura far vincere il si alle richieste dei creditori che sono considerate inique sia da Tsipras che da diversi creditori internazionali. Il voto, comunque, potrebbe non significare nulla se non rendere palese la volontà dei greci. Il Governo greco ha chiesto un prolungamento del programma di finanziamento di un mese rispetto alla scadenza che è fissata al 30 giugno; il referendum è programmato per il 5 luglio, per cui quando ci saranno i risultati della votazione il finanziamento sarà già scaduto e con esso anche i termini per un suo eventuale prolungamento.


Il tempo non è tanto ma le possibilità che ci siano accordi, compromessi e prolungamenti ci sono. Non si possono fare previsioni attendibili. La Banca Centrale Europea non sta aiutando in questa situazione critica, Draghi ha rifiutato di dare contanti alle banche greche per far fronte a una probabile corsa agli sportelli. La corsa agli sportelli è già iniziata e il governo ha dovuto indire un giorno di festa per far chiudere gli sportelli ma questa è una soluzione tampone.


La Grecia, se nulla cambia, rischia di andare in default a causa di un pagamento da 1,5 miliardi di euro nei confronti del Fondo Monetario Internazionale, una situazione che si è già vista per altri stati e che può anche non portare a conseguenze fatali per lo stato.


Il piano dei creditori, con la mossa della Banca Centrale Europea, è chiaro: spaventare i greci con una mancanza di denaro liquido e di accesso ai propri conti bancari per spingerli a votare si al referendum. Secondo obiettivo dei creditori è un cambio di governo in Grecia; nonostante Tsipras abbia garantito che rispetterà la volontà dei greci i creditori continuano a sostenere che il Primo ministro non meriti fiducia. La Troika, d’altronde, aveva già tentato di imporre un tecnocrate a là Monti quando Tsipras è stato eletto.


Quello che è certo è che Tsipras deve prepararsi a un eventuale default, ad esempio, impostando una nuova drachma. C’è sempre la possibilità che i creditori si ammorbidiscano in caso di un no ma se questo non dovesse succedere la soluzione migliore sarebbe un default nei confronti dei 3.5 miliardi dovuti alla Banca Centrale Europea il cui debito scade il 20 luglio e una uscita dall’euro.
L’uscita dell’euro sarà dolorosa ma permetterebbe alla Grecia di controllare la propria moneta e le proprie politiche e, nel caso queste siano buone, di riprendersi come ha potuto fare l’Argentina ad esempio.

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