La Libia non vuole l’intervento europeo sulle barche dei trafficanti libici

La Libia mette le mani avanti e chiede che l’Europa non affondi le barche dei trafficanti che partono dalle loro coste

L’Europa sta cercando di trovare un modo di aiutare la Libia a fermare il traffico di essere umani che parte dalle loro coste. Centinaia di migliaia di immigranti cercando di attraversare il tratto di mare che separa le coste libiche dalle coste di Lampedusa, il primo tratto di Unione europea. Ma l’ambasciatore libico alle Nazioni Unite non sembra essere d’accordo.


I membri europei del Consiglio di sicurezza, Regno Unito, Francia, Spagna e Lituania hanno preparato una risoluzione che garantirebbe ampia autorità nell’uso della forza al fine di sequestrare le barche usate nel contrabbando di esseri umani dalle coste libiche a quelle europee. La risoluzione permetterebbe alla coalizione di forze europee di inseguire i contrabbandieri anche in territorio libico. Quindi sarebbero violate non solo le acque territoriali libiche ma anche il suolo.


Non è ancora chiaro quante navi potrebbero essere impiegate nella missione e soprattutto quanti uomini. Uomini che si troverebbero ad operare in un territorio molto pericoloso, scosso da una guerra civile senza quartiere e dove le fazioni sono tante, forse tantissime.


I rappresentanti internazionali della Libia sono preoccupati per la perdita della loro sovranità. L’ambasciatore libico alle Nazioni Unite si è, inoltre, detto preoccupato per i pescatori libici che potrebbero vedere le loro barche, loro unica fonte di guadagno, distrutte: “Sarà molto difficile distinguere tra le navi dei pescatori e quelle dedite al traffico. Potrebbe essere disastroso per i pescatori”.


Le preoccupazioni dell’ambasciatore libico sono condivise da altri importanti attori della scena internazionale come la Russia e gli Stati Uniti. La risoluzione sarebbe adottata sotto gli auspici del 7° capitolo della Carta della Nazioni Unite, il capitolo a cui si fa riferimento in caso di imposizioni di sanzioni o interventi militari.


L’iniziativa è fortemente supportata da Renzi e da Federica Mogherini, Lady Pesc, il ministro degli Esteri dell’Unione Europea. Gli europei hanno basato la loro risoluzione su motivi umanitari, interrompere l’ecatombe di clandestini nel Canale di Sicilia, ma l’ambasciatore libico alza il dubbio che le potenze europee non vogliano nient’altro che un assegno in bianco sulla Libia.


Dalla chiusura di Mare Nostrum e dall’entrata in vigore di Triton c’è stato un aumento del 20% dei morti nel Canale. Dall’inizio dell’anno si parla di 1.800 morti con una proiezione annuale che varia da 10.000 a 20.000. Una soluzione va trovata.

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