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La più grande crisi economica mondiale non è in Grecia ma in Cina

La Cina sta vivendo un periodo di grande crisi dopo la bolla speculativa dello scorso anno e per la comunità economica mondiale è una notizia peggiore di Grexit

Nelle scorse tre settimane la Cina ha avuto una caduta eccezionale nei mercati e gli investitori stanno iniziando a distogliere lo sguardo da Atene e rivolgerlo a Pechino.
In un mese le compagnie cinesi hanno perso circa 3.900 miliardi di dollari in valore. Un numero che corrisponde a circa quindici volte la dimensione totale dell’economia greca.


Il governo cinese sta tentando di arrestare la spirale e ha reso più lasche le restrizioni sulla quantità di moneta che si può chiedere a prestito per comprare azioni e immediatamente la più grande compagnia finanziaria cinese ha annunciato un piano da 19 miliardi e 400 milioni con lo scopo di acquistare azioni delle più grandi compagnie cinesi. Il governo ha inoltre messo restrizioni alle offerte pubbliche di acquisto delle nuove compagnie in modo da impedire agli investitori di mettere i propri soldi in compagnie che si presentano ora sul mercato azionario mentre altre devono essere sospese.


In aggiunta a queste misure il governo ha stabilito che qualunque investitore che detiene più del 5% dello stock azionario di una compagnia non possa vendere quelle azioni per i prossimi 6 mesi. Queste misure sembrano aver posto un freno alla caduta libera ma i mercati continuano a rimanere nervosi. La Cina è troppo grande e la sua economia è troppo importante nel panorama mondiale per avere oscillazioni di questo tipo.


Oscillazioni, appunto, dato che l’indice di Shanghai è ancora il 74% più dello stesso periodo dello scorso anno mentre Shenzhen è l’84% più in alto. I mercati cinesi erano cresciuti in un modo innaturale, la crescita azionaria non era stata seguita da una crescita pari nell’economia reale la quale, anzi, ha rallentato. Il periodo di mercato toro è stato sospinto da una ingiustificata frenesia da parte dei piccoli investitori che vedendo l’andamento positivo si sono buttati sull’investimento con soldi prestati.


La Cina, poi, ha un mercato azionario particolare: è abbastanza isolato dal resto del mondo per cui sente meno le fluttuazioni delle altre economie. In aggiunta il mercato azionario non è importante a livello economico come in molti altri stati come gli Stati Uniti ad esempio. Pochi piccoli investitori hanno molti soldi nel mercato azionario, i cinesi preferiscono conservare i soldi un po’ come gli italiani per cui questo li rende meno sensibili alle variazioni del mercato. In una situazione come questa lo stato, in caso di necessità potrebbe incoraggiare gli investimenti abbassando i tassi d’interesse.

Il problema principale con la fluttuazione del mercato non è tanto una possibile depressione ma un allontanamento dagli obiettivi politico/economico della dirigenza cinese. Xi Jinping ha sempre creduto che la crescita dell’economia cinese dovesse essere sostenuta non dai prestiti bancari ma dal mercato azionario. Il popolo di internet ha già trovato il suo colpevole nel presidente della Securities and Regulatory Commission, Xiao Gang. L’ex presidente della Bank of China è diventato uno delle persone più insultate su Weibo, l’equivalente cinese di Twitter.

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