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La repressione dei giornalisti in Turchia è sempre peggio

La Turchia di Erdogan sta trovando modi nuovi di sorprendere il mondo per quanto riguarda la repressione dei suoi giornalisti

Che la libertà di stampa in Turchia nell’era di Recep Tayyip Erdogan non se la passasse bene era sotto gli occhi di tutti ma in questi giorni sono state raggiunte nuove vette. Il team della sicurezza di Erdogan è riuscito a malmenare un reporter turco a Washington D.C. quando il presidente turco stava parlando ad una conferenza stampa al Brookings Institution.


Il giornalista stava mostrando un cartello di protesta quando è stato avvicinato da diversi agenti della sicurezza che hanno tentato di strappare il cartello, nel farlo hanno spintonato alcuni giornalisti.


Questo scontro è esplicativo del clima per i giornalisti in Turchia. Da quando Erdogan è stato eletto presidente nel 2014, dopo più di 10 anni da Primo ministro i giornali o le televisioni critiche nei confronti del presidente sono state attaccate, i giornalisti sono stati arrestati ed accusati di spionaggio, giornali dell’opposizione sono stati requisiti e si sono trasformati in fogli di propaganda e giornalisti esteri sono stati attaccati e deportati a causa delle loro inchieste.


Freedom House, la ONG pro-democrazia, ha dichiarato la stampa in Turchia come non libera dopo cinque anni di declino costante nelle valutazioni. Reporter Without Borders ha classificato la Turchia al 149 posto su 180 paesi nel 2015 nel suo indice della libertà di stampa, in leggero miglioramento rispetto al 154 posto del 2014.


La Turchia non è nuova ad un controllo della stampa di questo tipo ma i precedenti casi di limitata libertà di stampa erano capitati in periodi di controllo dei militari del governo non sotto il controllo di quello che si era presentato come un riformatore e un paladino delle libertà.


Erdogan è cambiato nel corso degli anni ed è diventato sempre più autoritario, ha tentato di cambiare la costituzione per diventare, potenzialmente, presidente a vita ma anche la situazione turca è cambiata. Il paese è fortemente coinvolto nella guerra in Siria dove supporta molti gruppi anti-Assad e la lotta contro il PKK è scoppiata più violenta che mai.


Il primo esempio di violento attacco alla libertà di stampa e stato la chiusura di Zaman, un giornale vicino al Fetullah Gulen, un religioso islamico che da storico alleato di Erdogan è diventato “terrorista” nel giro di pochi giorni. Zaman è stato messo sotto il controllo statale, senza particolari motivazione e da giornale d’opposizione si è trasformato in un foglio di propaganda governativo da un giorno all’altro.


Poi c’è stato il caso di Cumhuriyet, del suo editore Can Dundar e del capo dell’ufficio di Ankara Erdem Gul. Il giornale aveva pubblicato una storia nel 2015 che accusava il governo di vendere armi agli islamisti in Siria. Erdogan non la prese bene e i due giornalisti furono arrestati, accusati di spionaggio e il loro processo è appena iniziato e potrebbe concludersi con una incarcerazione a vita se trovati colpevoli.


Nel solo 2015 20 giornalisti sono stati arrestati e di questi una dozzina sono curdi. Una situazione che mette la Turchia a livello dei peggiori stati al mondo per la libertà di Stampa.

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