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La storia del topless

La crociata del sindaco di New York contro le donne a seno nudo ha riportato a galla la questione delle donne in topless

La sola parola: topless è capace di titillare la libido di maschi e femmine di tutto il mondo eppure si parla di capezzoli, molto simili a quelli maschili, che ci capita di vedere molto spesso, solo con qualche utilità in più. Comunque sia il seno femminile è normalmente nascosto alla vista.


Recentemente il sindaco, liberale, di New York Bill De Blasio ha dichiarato che creerà una squadra per combattere “il crescente problema delle donne in topless e degli attori in costume” a Times Square. Il sindaco ha messo in dubbio non solo la legalità del disturbo creato dalle performer in topless ma anche della legittimità del topless in sé che nella Grande mela è legale dal 1992.


Il topless non è sempre stato un problema di pubblica decenza, anzi, durante la storia dell’uomo è stato più comune di quanto una persona potrebbe immaginare.
Senza arrivare ai primordi della razza umana basta pensare che nelle culture islamiche il seno ha cominciato a essere coperto a partire dal settimo secolo, quando la religione ebbe grande diffusione. In Indonesia, le donne iniziarono a coprire il seno nel 1200, anche lì in coincidenza con la diffusione dell’Islam. In India prima che arrivasse l’islam coprire il seno era un simbolo di appartenenza ad alcune caste; nella zona del Kerala il gruppo etnico di maggioranza, i malayalee, solo alle donne dei brahamini (la casta religiosa) e dei kshatriya (i guerrieri) era permesso coprirsi il seno fino al 1858.


L’occidente è sempre stato un esempio di pudicizia, il dittatore de facto della Thailandia Plaek Pibulsonggram (un ammiratore di Hitler) nel 1942 aveva stabilito una serie di regole che i cittadini thailandesi dovevo seguire tra cui il divieto di entrare nei centri urbani in topless per le donne.
Nel 2004 in Australia scoppiò un caso che ebbe risonanza nazionale: ad Alice Springs, una cittadina di 25.000 abitanti a più di mille km di deserto da qualsiasi altra città, la polizia costrinse a rivestirsi delle donne aborigene in topless durante un ballo tradizionale in un parco cittadino. La reazione della comunità aborigena fu veemente.


Fino al 1700 in Europa il seno nudo non destava particolare scandalo, anzi, era comune nelle classi più elevate. Ci sono moltissimi ritratti di regine e nobili con un seno fuori dal vestito, altre venivano ritratte con entrambi i seni esposti ma quello probabilmente era riservato alle amanti di re e nobili. Come nell’epoca moderna allora le mode delle classi elevate pian piano passano alle classi più umili e così anche le donne normali potevano andare in giro con scollature vertiginose o un seno fuori dal vestito. All’epoca esisteva anche un make-up specifico per i capezzoli.


L’abitudine durò fino all’epoca vittoriana in cui ci fu una svolta puritana da cui la società anglosassone si sta ancora riprendendo. Negli USA fino al 1936 era illegale anche per gli uomini stare in pubblico a torso nudo. La prima scena in un film di Hollywood in cui un uomo è ripreso a torso nudo è del 34, anno in cui Clark Gable destò scandalo in It Happened One Night.


Il topless a partire dagli anni ’60 divenne il simbolo della lotta femminista. Il primo costume senza top per signore fu il monokini di Rudi Geinrich indossato da Peggy Moffit nel 1964 ma indossarlo in pubblico negli Stati Uniti era illegale.
Tutto rimase così fino all’azione delle sette ragazze di Rochester, che si presentarono in topless in un parco nel 1986, furono arrestate e ricorsero in appello fino a quando, nel 1992, la Suprema Corte di New York diede ragione alle ragazze e rese legale stare in topless per le donne nello Stato di New York. Uno dei motivi della corte è particolarmente interessante, continuare a nascondere il seno non fa altro che rinforzare l’ossessione culturale verso di esso da parte di entrambi i sessi e scoraggia le donne dall’allattare i loro bambini.


In Italia non esiste una vera e propria legge che permetta o vieti il topless per cui negli anni si sono semplicemente viste sentenze della Corte di Cassazione sempre più “progressiste”. Questo a causa del “comune senso del pudore” che continua a cambiare negli anni e con l’evoluzione culturale.

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