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La Turchia tiene in ostaggio l’UE con i migranti

La Turchia alza la posta nei colloqui con l’Unione Europea per la crisi dei migranti

I turchi sono sempre stati dei maestri nell’arte del negoziato e i negoziatori UE se ne sono accorti sulla loro pelle negli ultimi giorni del negoziato Turchia-UE sulla crisi migratoria.
Quando la Turchia aveva accettato l’accordo, a lungo negoziato, per i 3 miliardi di euro di contributo alla gestione degli immigrati siriani i negoziatori europei pensavano di essere in dirittura d’arrivo. Si sbagliavano.


La Turchia ha appena presentato una contro-offerta che se fosse stata fatta all’inizio dei negoziati sarebbe stata considerata folle: 3 miliardi in aggiunta ai 3 miliardi per cui c’è l’accordo, liberalizzazione completa dei visti per i cittadini turchi che viaggiano in Europa, accelerazione del processo di adesione della Turchia alla UE e un impegno a ricollocare molti dei profughi siriani che la Turchia sta accogliendo.
I turchi si sono resi conto di servire a noi più di quanto noi serviamo a loro.


L’UE sta non solo considerando la proposta turca ma finirà per accettarne anche buona parte. Siamo messi a questo punto. La Germania, lo stato più grande e potente dell’UE vuole disperatamente regolare l’afflusso di profughi e Angela Merkel pensa che un accordo con la Turchia sia l’unica soluzione per questo ha tentato di convincere gli altri leader europei ad accettare la proposta. Gli altri leader hanno deciso di rimandarla, almeno, fino al prossimo meeting.


Molti leader, tra cui Matteo Renzi, pensano che cedere alla richiesta turca in un momento in cui Erdogan sta tentando di spingere la Turchia in quello che molti considererebbero uno stato dittatoriale potrebbe costituire un precedente pericoloso. I principi democratici europei non sono in vendita. L’altro lato della medaglia è il crollo di Schengen, altrettanto pericoloso per i principi europei.


Solo qualche giorno fa Erdogan ha preso il controllo di uno dei più importanti giornali dell’opposizione, Zaman, trasformandolo in un organo di propaganda del governo e disperdendo i manifestanti con gas lacrimogeni.
Un atto di questo tipo, normalmente, sarebbe stato duramente condannato dalla UE. Invece, al posto di considerare sanzioni, la UE sta pensando di accelerare il processo di adesione.
La libertà di stampa è uno dei requisiti fondamentali e non negoziabili per l’ingresso nella UE e passare sopra al comportamento di Erdogan sarebbe molto pericoloso.


Diabolicamente Erdogan non ha veramente intenzione di entrare nella UE. Il suo modo di governare la Turchia gli creerebbe problemi continui a Bruxelles. Far riniziare i colloqui però darebbe a lui una buona scusa per zittire gli oppositori che gli imputano di far sfigurare la Turchia nel consesso delle nazioni con il suo autoritarismo. Una regime senza visti per l’Europa, poi, lo farebbe entrare nel club del primo mondo.
In cambio la Turchia offre più aiuto con i profughi di quanto offerto con l’accordo da 3 miliardi.
Basta questo?

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