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La vita dopo Brexit

L’Unione europea sta cercando di capire quali passi prendere dopo la Brexit e lo vuole fare in fretta

I leader europei hanno tenuto il loro primo incontro in 43 anni senza rappresentanti inglesi, questo è uno dei primi effetti della Brexit.
L’incontro è avvenuto dopo la cena d’addio tra Cameron e gli altri leader in cui i convenuti hanno ribadito, gli uni agli altri, che il volere del popolo inglese deve essere rispettato.


Il messaggio che ora l’UE vuole dare al mondo è che la Brexit è stata metabolizza e ora si torna in affari. I mercati hanno bisogno di certezze, la loro mancanza sta bruciando soldi come quasi nessuna crisi recente ha mai fatto, i leader europei vogliono darne il più velocemente possibile.


Sia Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, che Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, hanno puntualizzato che il prossimo passo spetta al Regno Unito, esso deve comunicare formalmente l’intenzione di avvalersi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona e solo dopo questa comunicazione informale potranno iniziare le negoziazioni.


Tusk ha aggiunto che l’UE vuole che il Regno Unito rimanga un alleato vicino nel futuro prossimo ma il tutto all’interno delle regole. Il riferimento è all’entrata del UK nel SEE (Spazio economico europeo) alla guisa di Norvegia e Islanda come prospettato da Boris Johnson. Tusk ha ribadito che l’adesione al SEE è condizionato dall’adesione ai principi europei, per cui libera circolazione di merci e persone, ad esempio. Clausola difficile da accettare dato che la maggior parte dei votanti ha deciso di uscire dall’UE per mettere un freno al flusso migratorio.


Tutti i primi ministri che hanno partecipato all’incontro oggi hanno sottolineato come il voto britannico debba essere un monito a tutti i politici europei che “giocano” con il populismo.
Le 27 nazioni rimanenti hanno deciso di muoversi velocemente dicendo che accettano la decisione britannica con tristezza ma puntualizzano che l’uscita deve svolgersi con ordine e velocità in modo da stabilizzare i mercati internazionali.


Il meeting è stato informale perché una esclusione del Regno Unito, ancora formalmente un membro, sarebbe stato impossibile altrimenti.
I leader si sono ripromessi di tenere un altro meeting in Slovacchia in settembre, uno spostamento che potrebbe essere un messaggio verso i membri europei dell’est, quelli in cui l’euroscetticismo dovuto all’ondata migratoria si è manifestato con maggior virulenza.


L’incontro è stato anche un simbolo di solidità e solidarietà in un momento di difficolta per l’UE al di là di Brexit. Le potenze europee come Italia, Germania e Francia spingono per una maggiore integrazione mentre gli stati dell’est, quelli di più recente adesione, sono molti più cauti nel dare maggiori poteri a Bruxelles.
Ora come ora è meglio che Renzi, la Merkel e Hollande si concentrino sui lati positivi dell’Europa e non cerchino di costringere con la paura gli altri stati ad una integrazione più profonda.

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