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La vittoria di Erdogan in Turchia in 6 punti

Erdogan e l’AKP hanno guadagnato la maggioranza assoluta in Turchia, cosa è successo in 6 punti

Dopo la sconfitta clamorosa delle scorse elezioni, in cui l’AKP aveva perso la maggioranza assoluta per la prima volta in 12 anni. La Turchia è tornata alla normalità e il partito di Erdogan è di nuovo saldamente al potere. L’unica nota negativa per l’ex sindaco di Istanbul è che l’AKP non ha raggiunto il numero di seggi necessari per modificare la costituzione e dare al presidente (Erdogan) poteri esecutivi.


1. L’inizio della fine per il duo Erdogan-Davutoglu?


Erdogan, nonostante la vittoria, ha perso quello che più gli interessava: la maggioranza necessaria per cambiare la costituzione e tornare al potere. Il primo ministro Davutoglu, invece, ha vinto le elezioni riottenendo la maggioranza assoluta, un ottimo risultato considerando che solo 5 mesi fa il partito era sceso in modo sensibile. Le sue azioni all’interno del partito sono salite notevolmente. Davutoglu vorrà continuare a fare il delfino di Erdogan ora che la sua popolarità rivaleggia quella del presidente? Se l’AKP non riuscirà a trovare un bilanciamento nel potere dei due rischierà di implodere nella lotta al potere che si scatenerà.


2. Una vittoria di Pirro per l’AKP


Tutto l’AKP sembra festeggiare questa grande vittoria che nessuno, nemmeno i sondaggisti, aveva previsto. Il risultato però può spingere il partito verso l’autoritarismo. Se la Turchia si allontanerà dalle leggi del mercato e i media saranno ulteriormente repressi gli investimenti occidentali inizieranno a latitare e la Turchia ripiomberà nella crisi economica che sembrava aver sfuggito. Allontanarsi dai paesi NATO potrà costare molto in termini economici alla Turchia.


3. La Turchia si è avvicinata ulteriormente all’autoritarismo


Nonostante l’AKP non avesse la maggioranza è riuscito a governare il paese senza nessun alleato per 5 mesi. Il partito, anzi, ha usato questi mesi per colpire partiti di opposizione, organizzazioni internazionali e aziende gestite da nemici politici come Fethullah Gulen. Molti giornalisti hanno denunciato un clima di intimidazione, così come certi leader dell’opposizione. Ora, con la maggioranza assoluta, è improbabile che Erdogan si fermi. Se la situazione peggiore sarà addirittura la democrazia ad essere a rischio.


4. La violenza ha vinto


Gli ultimi 5 mesi sono stati tra i più critici nella storia recente della Turchia. Violenze e intimidazioni si sono registrate sia da parte del governo che da parte del PKK e non si può dimenticare ISIS. Erdogan sembra aver cavalcato il caos meglio dei suoi rivali guardando i risultati delle elezioni. Sicuramente meglio dei nazionalisti dell’MHP ma pure dei curdi dell’HDP.
Gli elettori sembrano aver scelto un governo forte per contrastare i crescenti problemi di sicurezza della regione. Una vittoria di questo tipo, inoltre, probabilmente farà si che il PKK ritiri il cessate il fuoco unilaterale che aveva dichiarato dopo i fatti di Ankara.


5. L’HDP non è un fenomeno passeggero


Il partito democratico del popolo, il partito pro-curdo ha passato di nuovo l’altissimo sbarramento del 10% e sembra sempre più parte della democrazia turca. Nonostante i problemi causati dal PKK e la vera e propria guerra civile nelle zone a maggioranza curda del sud-est l’HDP è riuscito ad ottenere una rappresentanza parlamentare. Un grande risultato per Demirtas e per la sua via pacifica.


6. L’MHP è in crisi nera


Il partito di estrema destra turca MHP pensava di andare molto meglio in questo momento di crisi. I momenti di insicurezza sono storicamente una manna per l’estrema destra ma nonostante queso hanno perso un quarto dei loro voti. Il motivo principale è stato probabilmente il rifiuto di entrare in coalizione con l’AKP dopo le elezioni di giugno e la purga di leader molto amati all’interno delle proprie liste. La direzione politica sempre più a destra da parte di Erdogan ha fatto il resto.

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