salman

L’Arabia Saudita sta collassando?

L’Arabia Saudita, lo stato più solido del medio oriente, manda segnali preoccupanti e sembra barcollare

Per anni l’Arabia Saudita ha recitato la parte del partner mediorientale affidabile, l’unico. I sauditi ci vendevano petrolio ad un prezzo ragionevole e l’occidente chiudeva un occhio (o tutti e due) sulle violazioni dei diritti civili e sull’esportazione dell’estremismo wahabita. Un circolo virtuoso e un alleato prezioso in un’area importantissima e difficilissima da gestire. Ora qualcosa sembra cambiato.


Descrive l’Arabia Saudita come stato è difficile per un occidentale, ai nostri occhi può sembrare o una impresa politica con un business model insostenibile o una entità così corrotta e corruttibile da sembrare una organizzazione criminale. In entrambi i casi una entità instabile.


Pensata in un modo il sovrano saudita è un CEO di una azienda familiare che converte petroldollari in lealtà politica. Il modo in cui questo processo avviene è attraverso mazzette o concessioni commerciali agli appartenenti alla famiglia reale oppure con moderate concessioni pubbliche o posti di lavoro nei confronti del popolo. L’ordine è tenuto da una brutale polizia interna equipaggiata in tutto e per tutto dagli Stati Uniti.


L’occidente ha sempre pensato all’Arabia Saudita come a un pozzo senza fondo, sia che si parlasse di petrolio che di soldi. Il pensiero è vicino alla realtà nonostante le enormi spese militari che la famiglia al-Saud sta sostenendo ma una produzione come quella che l’Arabia Saudita sta sostenendo, unita alla fine delle sanzioni iraniane e al prezzo del petrolio sta creando un problema monetario in Arabia Saudita.


La “mancanza” di moneta forte ha creato uno scompenso anche sul mercato della lealtà. A quanto pare le tariffe per rimanere leali al governo di Riyad stanno rispondendo al mercato e stanno salendo.
Re Salman ha dovuto spendere una cifra gargantuesca per assicurarsi la lealtà dei suoi sudditi dopo la successione a re Abdullah.
Questo tipo di inflazione può portare all’insolvenza politica cioè i prezzi della lealtà continueranno a salire fino a quando il re non potrà più pagare e la lealtà degli altri membri della famiglia reale inizierà a vacillare.


Guardando all’Arabia nell’altro modo, quindi come una sofisticata impresa criminale, vediamo una entità le cui elite politiche e economiche sono sovrapposte in una rete monopolistica i cui fondi lasciano lo stato per finire investiti all’estero. Ogni servizio pubblico è votato alla creazione di capitale che viene investito al di fuori dello stato. Una cleptocrazia simile, ad esempio, all’Ucraina di Yanukivich.


Man mano che si procede in questa direzione i cittadini si sentiranno sempre più schiavi delle proprie elite e finiranno per ribellarsi, come succede in stati che hanno una situazione simile come Ucraina, Nigeria, Moldova o addirittura la Malesia. In alcuni casi le rivolte sono violente come lo sono state in Ucraina e i capi di stato devo cedere il potere o cambiare registro. In altri stati organizzazioni come al-Qaeda o Daesh hanno avuto gioco facile a penetrare la popolazione recitando la parte dei Robin Hood. Altri stati, come la Russia, si sono lanciati in campagne militari estere per allontanare gli occhi dei cittadini dalla situazione di casa.


Per il momento solamente la minoranza sciita saudita sta facendo sentire la propria voce ma anche la maggioranza sunnita, sempre più scolarizzata e in contatto con il mondo difficilmente rimarrà a lungo vittima di una cleptocrazia. Senza contare la presenza di un numero spropositato di lavoratori che arrivano da altri stati per lavorare in condizioni simili allo schiavismo. Il numero è cresciuto così tanto da essere superiore a quello dei cittadini residenti nel paese e prima o poi anche loro reclameranno dei diritti.


Storicamente l’Arabia Saudita esiliava i dissidenti ma ora Salman sembra voler passare ad altri strumenti tipici degli autocrati: esecuzioni di dissidenti, guerre, fomentare le divisioni settarie all’interno della società.
Se questo non dovesse bastare Salman dovrebbe iniziare a spendere sempre di più per assicurarsi la lealtà dei moltissimi gruppi di potere o dovrebbe iniziare una guerra.
Una guerra che è già combattuta per procura in Yemen contro i ribelli Houthi appoggiati dall’Iran. L’altra soluzione è la rivolta che può essere una semplice protesta in stile primavera araba o una rivolta a stampo jihadista.
Ogni soluzione sarebbe comunque dolorosa.

TODAY

24 Sep

Sunday

Le Rubriche

Photo Gallery