Khamenei

Le politiche di Trump sono una manna per i fondamentalisti islamici

Trump ha subito messo in atto le su politiche draconiane e per il momento sembra che solamente i fondamentalisti islamici ci stiano guadagnando

L’ordine esecutivo di Trump che impedisce l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette stati a maggioranza musulmana è stato emanato con l’intenzione di proteggere gli americani dal terrorismo islamico ma con ogni probabilità finirà per rendere più forti i fautori della linea dura iraniani e Daesh; due delle minacci più grandi all’ordine globale.


Trump ha risposto con questo ordine esecutivo alla preoccupazione dei cittadini americani, una scelta discutibile dato che è chiaro che ci sono paesi con dei problemi di fondamentalismo islamico ed è altrettanto chiaro che bisognerà sottoporre le persone che arrivano da quegli stati a un controllo più approfondito.


Non così, però.
Senza ombra di dubbio l’Iran è una minaccia alla stabilità del medio oriente. Tehran pensa di dover essere la forza dominante nell’area e cercando di raggiungere questo obiettivo si è impegnata in una spinta espansionista che sta creando scompiglio. Il governo iraniano e fortemente coinvolto in Iraq, Yemen, Libano, Gaza, Bahrain e in Siria. Senza l’aiuto di Tehran (e della Russia) Bashar al-Assad non sarebbe riuscito a conservare neppure un brandello di territorio siriano.


Qual’è il modo migliore di affrontare la situazione per gli Stati Uniti? Nessun cittadino iraniano ha mai commesso atti terroristici in USA. Gli attacchi terroristici che hanno fatto più danni in assoluto sono stati compiuti da cittadini di tre stati storicamente alleati con gli USA: Emirati Arabi Uniti; Arabia Saudita ed Egitto. Nessuno di questi stati è, chiaramente, sulla lista degli stati banditi dagli Stati Uniti.


In Iran c’è una faida continua tra i moderati, contestualizzando il termine alla Repubblica Islamica, e i fautori della linea dura.
La fazione moderata guidata dal presidente Hassan Rouhani vuole migliorare le relazioni con l’occidente e aprire maggiormente l’Iran nei confronti del resto del mondo. I fautori della linea dura, guidati dall’Ayatollah Khamenei, non vogliono nulla di tutto questo e hanno avversato in tutti i modi l’accordo sul nucleare, cedendo solamente quando il peso delle sanzioni è diventato inaccettabile.


Quello che certamente non vuole Khamenei è una pace duratura con gli USA, la lotta al nemico imperialista è stata una costante di tutta la sua carriera, una delle pietre fondanti della Rivoluzione. Senza questo nemico qualcuno potrebbe mettere in dubbio la necessità di un governo “rivoluzionario”.
L’ordine esecutivo di Trump è un regalo a questa fazione. Gli USA tornano ad essere un nemico per la gioia di Khamenei il quale, ora, può screditare Rouhani e la sua apertura come una visione del mondo naive e pericolosa. Non si fanno affari con uno stato che criminalizza indistintamente tutti i musulmani quando gli affari vanno male a casa loro.


I conservatori iraniani hanno anche un altro motivo di essere felici. Uno dei motivi che hanno portato alla rivoluzione del 1979 era fermare la diffusione di idee occidentali che venivano portate nel paese dagli studenti che proseguivano i loro studi all’estero.
Gli Ayatollah hanno sempre temuto una “infezione” di idee occidentali e hanno sempre combattuto ogni sintomo di occidentalizzazione. Impedire agli studenti iraniani di andare a studiare negli USA per cui non potrà che fare piacere ai leader religiosi iraniani.


Anche Daesh prospererà grazie a questi primi ordini esecutivi del presidente americano.
Lo Stato Islamico si trova in crisi nera e il suo territorio a cavallo di Siria e Iraq è in continua contrazione anche a causa del ridotto apporto di nuove forze.
Una aperta ostilità nei confronti della religione in generale non farà che estremizzare lo scontro culturale e siamo sicuri che le reclute di Daesh aumenteranno.
Quel che è sicuro è che Daesh ha cominciato a fare proselitismo su questo ordine esecutivo avventato del nuovo presidente.

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