L’estetica della propaganda di ISIS

ISIS ha rilasciato l’ennesimo video di una decapitazione di massa e la produzione, al solito, è professionale

La propaganda è sempre stata una componente fondamentale delle grandi guerre. Leni Riefenstahl con il suo Triumph des Willens – Il trionfo della volontà impressionò il mondo intero.
Frank Capra, autore di una serie di documentari di propaganda statunitensi intitolati Why We Fight – Perché combattiamo disse: “Mi spaventò a morte [Il trionfo della volontà]. Non c’era un colpo di pistola, nessuno scoppio di bomba ma come arma psicologica mirava a distruggere la volontà di resistere, era letale”.
Capra era così impressionato che rese i suoi documentari una risposta al film della Riefenstahl, ripropose materiale dallo stesso, copiò il ritmo e il montaggio della grande cineasta tedesca. La tattica di Capra era usare questa stupenda arma di propaganda che aveva l’obiettivo di mostrare al mondo la potenza e la qualità tecnologica della Germania nazista contro i suoi stessi creatori.
Usando le stesse tecniche e lo stesso linguaggio Capra voleva arrivare anche ai tedeschi.

L’estetica della propaganda di ISIS

L’ISIS ha fatto sua questa lezione e usa un linguaggio occidentale, i media occidentali per parlare all’’occidente.

 

ISIS ha canali YouTube, account Twitter, Instagram e Tumblr. Usa hashtags e produce meme come #catsofjihad. I jihadisti armati di smartphone mettono online tutti i giorni video e immagini dal fronte.

 

Emblematico è stato il caso del video pro-arruolamento che faceva il verso a Grand Theft Auto e che riprometteva, nelle intenzioni dei creatori almeno, a schiere di ragazzini di poter fare quello che facevano nel videogioco nella realtà se si fossero arruolati nelle file dell’ISIS.

L’estetica della propaganda di ISIS

Ci sono video con animazioni prese pedissequamente da videogiochi come Rainbow Six, altri come quello sul rogo del pilota giordano in cui il montaggio è sapiente, con campi e controcampi, musica di sottofondo mixata con la voce e fiamme che scaturiscono dalla telecamera.
La qualità di questi video è ancora più impressionante se ripensiamo ai primi video di Al-Qaeda, lunghi sermoni fatti con telecamere di infima qualità, bui e girati in una grotta.

 

Qual’è l’obiettivo di questi video? Probabilmente provocare e spaventare l’occidente e allo stesso tempo affascinare e convincere nuovi proseliti. Il risultato pratico, difatti, è stato che le potenze occidentali sono state attirate nel conflitto ma, allo stesso punto, sono aumentate anche le partenze di combattenti dagli stessi stati occidentali che sono intervenuti nel conflitto.

L’estetica della propaganda di ISIS

L’uso di una estetica occidentale è chiarissima nei video del foto-giornalista John Cantlie. Cantlie cammina e parla con un operatore che lo segue con una steadicam oppure parla rivolgendosi agli spettatori con una ripresa a mezzobusto con un controcampo di tre quarti. Se non fosse per la divisa stile Guantanamo sembrerebbe di guardare un qualsiasi programma di approfondimento anglosassone. Anche il linguaggio è preso in prestito dai programmi di approfondimento giornalistici posato, analitico e chiaro.

 

I video del famoso Jihadi John, invece, sono più di “intrattenimento”, hanno più ritmo e finiscono con una inquadratura della prossima vittima come in una serie o reality in cui viene presentato il prossimo ospite.

L’estetica della propaganda di ISIS

ISIS ha anche un settimanale patinato, Dabiq, in cui vengono pubblicate interviste, in inglese, sullo stile del Time o dell’Economist.
C’è un programma editoriale. Prima del rilascio del video del pilota giordano ne era stata pubblicata un’intervista su Dabiq con tanto di veloce servizio fotografico.

 

Quello che è certo è che non c’è una integrità estetica, ogni messaggio è veicolato in modi diversi per un pubblico diverso, il califfato vuole raggiungere il numero massimo di spettatori possibile.

 

Eid Greetings from the Land of Khilafah ad esempio assomiglia a un programma di viaggio promozionale. Sono intervistati combattenti che arrivano dai più svariati paesi e tutti cantano felicemente le lodi del califfato proclamando che non esiste luogo migliore in cui vivere grazie all’applicazione della sharia.

 

In un certo senso ISIS sta prendendo esempio, chiaramente a modo suo, dagli Stati Uniti. Gli USA non hanno mai smesso di fare film di propaganda, da Rambo a Top Gun fino ai Transformers o American Sniper. Hollywood, ovviamente, ha una diversa sensibilità e professionalità ma la violenza e il patriottismo di certi film così come di certi videogiochi hanno sicuramente ispirato i videomaker del califfato, come ha notato Eugene Jarecki.

 

In altre parole ISIS sta sfruttando e strumentalizzando una estetica creata dall’occidente per gli stessi identici scopi per cui è ed è stata usata e creata.

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