L’incredibile video dell’uccisione di alcuni naufraghi

Un video virale mostra l’uccisione di alcuni naufraghi in una situazione poco chiara e sta destando scalpore in tutto il mondo

Alcuni giorni fa è comparso su internet un inquietante video in cui 5 marinai vengono uccisi mentre sono vicini al relitto di quella che probabilmente è la loro barca. Gli omicidi sono sul ponte della loro barca e chiacchierano e ridono mentre sparano con armi automatiche in direzione di queste persone.
Il video è molto crudo e non è consigliato alle persone deboli di stomaco.


A quanto sembra il video è stato trovato su di un telefono dimenticato sui sedili di un taxi a Fiji ed è stato caricato su Youtube con il titolo “Fishing vessel fijian crew gettin shot, out side fiji waters” (Peschereccio ciurma di Fiji che viene colpita da colpi di arma da fuoco, fuori dalle acque territoriali di Fiji).


Le vittime, però, secondo quanto dichiarato dal comandante John Fox, di Fiji, non sono di nazionalità fijiana dato che nella nazione dell’Oceania non è stata denunciata la scomparsa di nessun pescatore.
Television New Zealand ha controllato il video con l’aiuto di un interprete e ha dichiarato che almeno uno degli uccisori è di Taiwan e ha suggerito, inoltre, che le vittime siano esse stesse criminali.
L’associazione dei pescatori di tonno di Fiji ha parlato delle vittime come di pirati somali che si sono trovati in mare come conseguenza di un fallito attacco. Altri osservatori hanno suggerito che potessero essere pescatori di una barca più piccola della zona dell’Africa dell’ovest o del Golfo arabico.


Si conoscono pochi altri dettagli, la barca più grande tra quelle che circondano e sparano verso le vittime è la Chun 1 No. 217, una barca che batte bandiera delle Seychelles ma posseduta da una società di Taiwan, la Tching Ye Fishery di Kaohsiung. Sulla barca da cui provengono la maggior parte degli spari e su cui è imbarcato l’uomo che ha filmato la scena si sente parlare mandarino, cantonese, vietnamita e thailandese.
Alla fine del video, dopo che tutti i naufraghi sono stati uccisi si vedono i marinai festeggiare e posare per dei selfie.


Non esistono cadaveri, né vittime identificate né indicazioni su dove sia avvenuta la sparatoria per cui è molto improbabile che un governo si prenda la briga di investigare ulteriormente sui fatti per cui il mistero è probabilmente destinato a restare tale.


Secondo alcuni esperti di sicurezza navale le probabilità che fossero pirati somali sono le stesse che fossero pescatori della zona, ladri di pesce o esche o clandestini. L’oceano è un mondo violento dove tutto è permesso e dove la violenza è all’ordine del giorno de sempre e, come se non bastasse, la situazione è peggiorata negli ultimi anni.


Con la recrudescenza degli attacchi di pirati si è creato un settore, quello della sicurezza in mare, che si sta allargando sempre di più. Quasi ogni barca che naviga in acque travagliate come la zona del Corno d’Africa o lo stretto di Malacca o il Bangladesh ha più di un uomo a bordo armato con il compito di garantire la sicurezza.


Si sono create anche delle armerie galleggianti. Queste barche stazionano in acque internazionali in zone a rischio cariche di armi, munizioni e “addetti alla sicurezza” che aspettano che una barca passi da lì e li assoldi per occuparsi della sicurezza in quel tratto di mare.


La pirateria è, però, una piccola parte della violenza in mare, gli scontri tra pescherecci sono molto più comuni. Il problema principale è che in mare l’anonimità è una regola, nessuno denuncia nessun tipo di violenza che avviene a largo, le prove scompaiono così come i cadaveri e le armi da fuoco sono onnipresenti. Non sembra passato molto tempo in mezzo all’oceano dai tempi dei pirati e dei corsari.

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