khamenei

L’Iran dell’Ayatollah Ali Khamenei

Quando grazie all’accordo sul nucleare l’Iran sembrava sul punto di aprirsi Khamenei lo ha riportato alle sue origini

Jason Rezaian, il giornalista americano di origine iraniana del Washington Post, è in una prigione iraniana da quasi due anni, in questo modo ha superato il periodo di detenzione dei 52 impiegati dell’ambasciata di Teheran catturati durante l’invasione dell’ambasciata nel 1979 durante la rivoluzione.


Le possibilità che Rezaian sia liberato sono poche e le accuse sono gravi, accuse che potrebbero costargli fino a 20 anni nelle prigioni iraniane.
Molti hanno pensato che grazie all’accordo nucleare e alla ritrovata sintonia sulla crisi siriana le posizioni di Teheran si sarebbero ammorbidite ma questo non è il caso.


Fa pensare il tempismo di Khamenei, il quale il 25 novembre ha dichiarato agli appartenenti ai Basij, la forza paramilitare agli ordini della Guardia rivoluzionaria: “ C’è un nemico ingannevole, astuto, abile, fraudolento e diabolico” e ha aggiunto “Chi è il nemico? L’arroganza. Certamente oggi la manifestazione dell’arroganza è l’America”


Khamenei ha continuato spiegando che gli investimenti esteri e le influenze culturali saranno il primo modo in cui l’occidente tenterà di distruggere il sistema islamico iraniano, l’altra sarà l’attrazione sessuale. Khamenei ha sottolineato che la classe dirigente iraniana sarà l’obiettivo dell’occidente che vuole cambiare lo stile di vita degli iraniani.


Questi commenti sembrano molto distanti dal pragmatismo mostrato dall’ayatollah quando ha accettato l’accordo nucleare. Khamenei sembra volere che il mercato sia aperto ma non vuole scontentare quelle persone che si sono arricchite con l’economia chiusa del paese.


Poco dopo è arrivata l’accusa di Mohammad Reza Naqdi, il comandante dei Basij, secondo cui gli USA tramite John Kerry, hanno stanziato 2 miliardi di dollari allo scopo di deporre il regime al governo a Teheran. John Kerry era anche l’uomo con cui gli iraniani avevano negoziato il trattato nucleare giusto un paio di mesi prima. Naqdi ha aggiunto che Kerry da solo ha guidato ben 34 progetti per deporre il regime.


Questa situazione sembra paradossale ma si spiega con una divisione all’interno della elite iraniana. Kerry ha probabilmente chiesto il rilascio di Rezaian e probabilmente Rouhani avrebbe pure accettato ma il Primo ministro non è in controllo della situazione. Il ministro degli Esteri Javad Zarif aveva anche auspicato pubblicamente il rilascio di Rezaian.


Rouhani ha sollevato a sua volta la possibilità di uno scambio di prigionieri con 19 iraniani imprigionati negli USA per violazione delle sanzioni.
Per tutta risposta le forze di sicurezza iraniane hanno imprigionato due uomini d’affare iraniani americani facendo passare Rouhani per uno che non ha controllo nemmeno sulle sue forze di sicurezza.


Oltretutto questo tipo di arresti di uomini d’affari spaventano gli investitori e Rouhani è disperatamente alla ricerca di investitori esteri dopo l’allentamento delle sanzioni. Al solito l’Iran è terra di contraddizioni.

TODAY

28 May

Sunday

Le Rubriche

Photo Gallery