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Mannelli la Boschi e la satira secondo Michele Di Salvo

Mannelli ha fatto discutere con la sua vignetta sul ministro Boschi, ognuno ha dato il suo parere, noi abbiamo chiesto al nostro Michele Di Salvo.


La vicenda Mannelli è probabilmente esplosa fuori da ogni proporzione, alla fine la vignetta era quello che in molti hanno giudicato un commento da bar, non pensi?


Il problema non è la vignetta di Mannelli il problema è come te reagisci alle vignettte. Noi abbiamo avuto politici che erano consapevoli del proprio ruolo ma erano anche consapevoli del ruolo della satira; un indice di democrazia. Queste polemiche sono molto rare in altri paesi e tanto più aumenta l’indice di democrazia tanto più queste polemiche sono ridotte.
Il vero tema è che in questo paese la satira non è mai stata satira pura. Noi non abbiamo mai avuto un giornale di satira alla Canard Enchainée o alla Charlie Hebdo, abbiamo avuto sempre un vignettismo politico. Un modo di fare giornalismo di parte; prevalentemente di sinistra. Il problema è stato che quando la sinistra è arrivata al potere, proprio perché non vi era abituata, non sapeva più ridere.
Mannelli è uno che a differenza di tanti altri “umoristi” è uno che ha fatto satira nel senso puro del termine cioè indipendentemente da chi fosse al potere; sempre prendendo spunto da tratti fisici peraltro. Craxi strabordava carne dal costume da bagno in spiaggia e così via. Lo ha fatto con tutti, anche con De Benedetti, editore di Repubblica, mentre era il caricaturista di Repubblica.
Adesso, per fare un ritratto che è preso da una foto pressoché identica di Maria Elena Boschi è accusato di sessismo, una facile vena trovata dalla sinistra.


La risposta alla vicenda di Travaglio e soprattutto di Mannelli però non ti sono sembrate buttare benzina sul fuoco? “la vignetta di Mannelli ci è parsa perfetta per descrivere il vuoto pneumatico e l’analfabetismo costituzionale che albergano nella testolina della Boschi” e “la Boschi va in giro da mesi, ogni sera su un palco diverso, a comunicare il vuoto pneumatico… La vignetta sostiene questo: di quei discorsi non resta nulla, al massimo le cosce”.
Un che di sessismo qui si intravede, forse, una persona è poco furba, critichiamola concentrandoci sugli attributi fisici. Non una critica nel merito ma uno spostare l’attenzione sull’aspetto fisico che molto difficilmente si sarebbe vista se fosse stata un uomo.



Non è così, perché bisogna considerare la coerenza del personaggio. Mentre Travaglio è uno che storicamente ce l’ha con il centrosinistra e si attacca anche a questo con battute anche di pessimo gusto perché non è un giornalista satirico ma punta a quella che secondo lui è ironia. Mannelli, invece, fa questo da quarant’anni chiunque sia al governo. Famosa di Mannelli quando rappresento Karl Marx al Maurizio Costanzo Show negli anni ’90 dicendo che oggi un personaggio come Karl Marx sarebbe uno degli ospiti del Maurizio Costanzo Show: questo è Riccardo Mannelli.
La satira è anche giornalismo da sempre. Il giullare era quello che poteva dire qualsiasi cosa al re senza rischiare la testa, la satira è stata la protagonista più alta della democrazia ateniese dove a teatro si poteva dire e fare tutto senza che ci fosse il potente di turno che se la prendeva e condannava a morte qualcuno. Tutto questo aveva una funzione catartica per le persone e democratica per quanto riguarda l’informazione.
Prendersela con un persona che fa satira da quarant’anni e che dice semplicemente che una persona gira per tutta una serie di eventi ma alla fine a livello di sostanza non sta dicendo nulla e che ciò che resta al gossip, all’informazione è come è vestita oggi Maria Elena Boschi questo non dovrebbe essere visto come un attacco sessista nei confronti della Boschi ma come un campanello di allarme da parte della politica riguardo il messaggio che arriva.


Che ne pensi di Staino e del suo commento su Repubblica riguardo l’opportunità della vignetta in un momento così delicato per le donne?


La satira non deve badare al momento. La satira restituisce in maniera cruda al potere da una parte e al popolo democratico dall’altra una cartina di tornasole della realtà. E’ come dire di non poter criticare una campagna pubblicitaria brutta, ricordando che la comunicazione politica è una sorta di campagna pubblicitaria che tende a vendere un prodotto, vuoi partito, vuoi riforma istituzionale. La satira dice ai politici: occhio, guarda che tu hai lanciato questo messaggio per comunicare questa cosa ma quello che appare è questo. Mannelli voleva dire: occhio, voi state vendendo un prodotto di comunicazione politica (la riforma istituzionale), io vi osservo in maniera bipartisan dall’esterno e satiricamente ti dico che di tutti i tuoi happening, di tutti i tuoi incontri ciò che resta nella sostanza è vuoto da un punto di vista delle idee e una bella ragazza con le cosce di fuori sopra un palco. Detto da uno che oggi se la prende con la Boschi, ieri con D’Alema e l’altro ieri con Berlusconi. Ora la Boschi può prenderne atto costruttivamente capendo il messaggio o, se vuole confermare il vuoto pneumatico, mi rispondi dicendo che è sessista.


E Fo che parla addirittura di spia pericolosa per il paese, di tentativo di censura e paragona Mannelli a Moliére?


Che Il Fatto ci giochi è ovvio. Nessuno vuole censurare Mannelli, non c’è stata nessuna azione di querela o di deferimento all’ordine né nessun atto punitivo. Il tema non è questo, è la sinistra che non sa ridere della satira. In altri tempi, in altri momenti, un altro ministro avrebbe detto: farò qualcosa per la mia cellulite piuttosto che: non è vero non ho tutta questa cellulite. Avrebbe giocato con la satira a sua volta. Il fatto che chi è al potere oggi, a 360 gradi, non colga un messaggio satirico e reagisca a questo modo questo sì è pericoloso per la democrazia. Ti restituisce un paese che è governato da una classe dirigente che non sa cos’è la satira, che confonde la satira con il vignettista militante cioè sei buono se attacchi Berlusconi quando sono all’opposizione diventi cattivo o sessista se sono io al potere. La sinistra tra le cose che non è abituata a fare stando al potere ha la reazione alla satira.

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