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Michael Bloomberg sarebbe un buon presidente?

Michael Bloomberg potrebbe candidarsi alla presidenza degli USA, per noi europei sarebbe un bene?

Questa settimana Michael Bloomberg ha ventilato l’ipotesi di una sua candidatura alle presidenziali USA. Da tempo se ne parlava ma ora sembra esserci qualche possibilità in più. Bloomberg ha sempre detto che avrebbe corso per la presidenza solo in caso avesse la possibilità di vincere per cui la dichiarazione di questa settimana significa che il miliardario di New York ha visto un’apertura.


Come gli americani vedranno la candidatura di Bloomberg è ancora da scoprire. Durante il suo periodo da sindaco di New York può vantare un surplus nelle casse della città di 2.4 miliardi, il supporto delle scuole private e la criticatissima politica dello stop and frisk da parte della polizia. Un compendio delle sue priorità come leader politico.
La sua idea sulla politica estera però è un mistero; Bloomberg si è sempre tenuto sul vago sull’argomento che più interessa a noi europei.


Non che la carriera di Bloomberg sia completamente scevra da rapporti politici con l’estero. Per dedurre il comportamento di Bloomberg bisogna guardare da vicino due o tre cose. La prima è il suo periodo come sindaco di New York, una delle capitali finanziarie mondiali. Durante i suoi anni come primo cittadino i procuratori di New York hanno avuto una intensa attività internazionale; a partire dall’arresto di Dominique Strauss-Kahn o dell’inviato diplomatico indiano Devyani Khobragade fino alla sistematicità con cui i giudici di Manhattan hanno deliberato su questioni di politica internazionale. Un giudice federale di New York, per esempio, ha prolungato l’ostracizzazione dell’Argentina dai mercati internazionali dopo il default insistendo che la nazione pagasse i creditori privati basati alle Cayman con i fondi che lo stato aveva conservato in alcune banche di New York per pagare i debiti più importanti.


Bloomberg non ha “armato” questi giudici ma certamente non si è mai fatto sentire con loro. Il tacito assenso all’operato di questi giudici fa parte del sua idea secondo cui il miglioramento delle istituzioni passa dalla trasparenza delle stesse. Una trasparenza che è utilissima agli investitori.


La seconda cosa a cui guardare è la leadership sul suo impero editoriale che comprende Bloomberg Radio, Bloomberg TV, Bloomberg News e Bloomberg Businessweek magazine.
Tutto il gruppo è sempre stato particolarmente duro con la Cina e con le sue politiche monetarie e finanziarie in particolar modo. Bloomberg ha rischiato addirittura l’incidente diplomatico quando la redazione cinese di Bloomberg ha tentato di pubblicare una inchiesta sulla corruzione di alcuni leader politici cinesi.
Tutto questo fa pensare che una presidenza Bloomberg prenderebbe una posizione più decisa nei confronti del colosso asiatico.
Non che Bloomberg sia un idealista, la sua visione è molto pragmatica. Per la sua compagnia ha spinto e ha trattato fino a trovare il miglio compromesso dal punto di vista economico per la sua compagnia.


Terza cosa a cui guardare riguardo la sua visione sulla politica estera sono i suoi editoriali, non firmati, su Bloomberg View, la sezione “d’opinione” del suo gruppo media.
In questi articoli ha più volte sottolineato come un Cavallo di Troia tecnocratico sia più efficiente rispetto al potere militare per esercitare il dominio americano sul mondo.
Bloomberg ha sempre sostenuto una riduzione delle spese militari e nucleari.


Il magnate ha sempre chiesto, invece, che l’influenza americana spingesse gli altri paesi a creare banche centrali realmente slegate dal potere politico così come che il Fondo Monetario Internazionale fosse veramente indipendente dalle istituzioni americane.


Insomma, Bloomberg è l’opposto dell’altro miliardario di New York che corre per la presidenza, Donald Trump, il quale crede che la proiezione del potere militare sia essenziale nella politica estera americana, in pieno stile populista.
Un candidato con idee assimilabili a Bloomberg sarebbe Jeb Bush, che sta andando molto male nelle primarie mentre una via di mezzo tra Bloomberg e Trump potrebbe essere la Clinton, da sempre sostenitrice di una politica estera forte ma intrinsecamente legata al mondo finanziario. A seconda di chi arriverà alla Casa Bianca la vita di tutti noi potrebbe cambiare radicalmente.

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