Omar al-Bashir è scappato dalla Corte penale internazionale

Omar al-Bashir è sfuggito all’arresto in Sudafricica nonostante la richiesta della Corte penale internazionale

Omar al-Bashir è il presidente del Sudan e detiene un primato, è stato il primo presidente in carica ad essere ad essere accusato dalla Corte penale internazionale, le sue accuse sono genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. L’accusa è arrivata dopo la documentazione del genocidio del Darfur. La Corte penale internazionale però non ha mai potuto far comparire il leader sudanese davanti ai propri giudici


Bashir era in Sudafrica per un summit dell’Unione africana e una organizzazione per i diritti umani aveva ottenuto un ordine da un tribunale che impediva al presidente sudanese di lasciare lo stato. Appena saputo dell’ordine Bashir e scappato sul suo jet ed è rientrato in Sudan prima che l’Alta corte di Pretoria potesse confermare che il Sudafrica, uno stato facente parte della Corte penale internazionale, avesse l’obbligo di arrestare Bashir. Il governo sudafricano aveva garantito a Bashir di poter tornare nel suo paese senza problemi e diversi politici all’opposizione hanno accusato il governo di non aver rispettato la legge allo scopo di proteggere Bashir. Un giudice si è addirittura spinto a dichiarare che il governo ha violato la costituzione permettendo al leader sudanese di lasciare il paese.


La fuga di Bashir non ha sorpreso gli addetti ai lavori, da quando la corte ha chiesto l’arresto il presidente sudanese si è mosso in molti stati, Ciad, Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Cina ad esempio. Il regolamento della Corte (ICC) stabilisce che quando un indagato su cui pende un mandato d’arresto visita uno dei paesi membri questo paese debba procedere all’arresto ma molti stati hanno semplicemente ignorato il regolamento. Nessuno si scandalizza più se uno stato africano non segue il regolamento dell’ICC.


Uno dei motivi di questo comportamento è che l’ICC si sia concentrato su leader africani e continui a ignorare criminali di altri stati tenendo un comportamento di stampo neocolonialistico. I membri dell’Unione africana sostengono, poi, che i suoi membri abbiano accordi preesistenti che li obbligano a rispettare la sovranità e l’immunità degli altri capi di stato. Riguardo l’arresto di Bashir, ad esempio, il partito al potere in Sudafrica, l’African National Congress, ha dichiarato che l’ICC non è più utile riguardo i propositi per cui era stata creata. La Corte può consolarsi con il fatto che la Corte suprema sudafricana ha preso in considerazione l’ICC.


L’ICC non riuscirà ad arrestare Bashir ma sicuro gli rende la vita difficile. Ogni suo spostamento crea un problema, negoziazioni e limitazioni. Il capo di stato non può viaggiare in Europa, America e anche all’interno del continente africano ogni singolo viaggio deve essere contrattato nei minimi particolari.


D’altro canto il Sudafrica non è il Ciad, l’Uganda o la Repubblica Popolare del Congo, è una potenza regionale che si candida a diventare potenza mondiale. Il Sudafrica in passato aveva assunto la funzione di interlocutore fidato per l’ICC nei confronti degli altri paesi africani. Il fatto che Jacob Zuma, il presidente sudafricano, abbia pubblicamente sfidato l’ICC e per farlo abbia disobbedito alla corte suprema sudafricana potrebbe avere diversi motivi. Se avesse arrestato o impedito a Bashir di partecipare al summit il Sudafrica avrebbe perso influenza all’interno dell’Unione Africana, l’attuale presidente dell’Unione, Robert Mugabe, ha più volte criticato apertamente l’ICC.


Nessuno stato è poi intervenuto in modo forte e deciso nei confronti del Sudafrica dopo questo sgarbo nei confronti della corte, ha ancora senso un organismo come la Corte Penale Internazionale se nessuno stato è disposto a proteggerlo?

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