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Papa Francesco e la rivolta del Sinodo

La popolarità di Papa Francesco è altissima ma all’interno delle stanze del Vaticano lo scontento aumenta

Papa Francesco è molto amato. Il gesuita argentino di origini piemontesi è sicuramente riuscito a conquistare il grande pubblico, il suo modo di fare semplice e diretto ha riavvicinato molti fedeli al papato e alla chiesa dopo il periodo di Benedetto XVI, papa molto meno versato nell’arte delle comunicazione rispetto a Bergoglio ma questo non è l’unico motivo dell’ascesa al soglio pontificio di Jorge Bergoglio. Il motivo principale per cui il conclave scelse il Papa sudamericano fu quello di mettere mano alla Curia e ai suoi clientelismi che stavano azzoppando il pontificato di Georg Ratzinger.


Con la sorpresa di pochi, Papa Francesco sta fronteggiando una vera e propria rivolta all’interno della Curia e il casus belli è il Sinodo ma qualche avvisagli si era già vista, ad esempio, durante la visita negli USA del Papa. Il nunzio apostolico a Washington aveva deciso di far incontrare al Papa Kim Davies, l’ufficiale pubblico finito in prigione per il suo rifiuto di seguire le leggi degli Stati Uniti e, quindi, di dare licenze matrimoniali a coppie dello stesso sesso. Un incontro organizzato non da Roma e che ha messo in imbarazzo il Papa e che ha a sua volta segnato un punto a favore della parte più conservatrice della Chiesa.


Il colpo, dal punto di vista dei conservatori, era una salva d’avvertimento per il Sinodo. La parte più conservatrice della Chiesa si era preoccupata a causa delle prime richieste dei cardinali più progressisti che, basandosi sui lavori del teologo tedesco Walter Kasper, avevo iniziato a mettere in agenda la possibilità per i divorziati di prendere nuovamente la comunione in caso si risposino e alcune, piccole, aperture nei confronti di omosessuali e coppie di fatto.


Questi cardinali hanno provato a reintrodurre il concetto di gradualità. Le coppie non sposate, divorziate o gay dimostrando amore e fedeltà l’uno nei confronti dell’altro si avvicinano agli insegnamenti del Vangelo più che vivere nel peccato. Il Il giovane cardinale Reinhard Marx, nominato da Benedetto XVI, ha dichiarato: “Prendete il caso di due omosessuali che vivono insieme da 35 anni e si prendono cura l’uno dell’altro, anche nelle ultime fasi della loro vita… Come posso dire che questo non ha valore?”.


Papa Francesco non ha mai preso posizione, come sua abitudine, ma ai conservatori è sembrata poco opportuna la dichiarazione riguardo la comunione: “non ricompensa per la perfezione ma medicina per i malati”.
Forse per questi motivi i tradizionalisti sono partiti all’attacco dalle prime fasi del Sinodo.


Il relatore generale del Sinodo, il cardinale Peter Erdo ha subito dichiarato di non essere d’accordo con il concetto della gradualità, con la comparazione tra coppie omosessuali ed eterosessuali e per la comunione per i divorziati.
La parte più tradizionalista del Sinodo ha voluto subito chiarire che non ci saranno grandi cambiamenti nella dottrina durante questo sinodo.


In questo clima ha trovato la via della stampa una lettera privata scritta da 13 cardinali conservatori che hanno duramente criticato la gestione del Sinodo da parte di Bergoglio. Nella lettera si sosteneva che il documento cardine per la gestione dei lavori del Sinodo, l’Instrumentum Laboris, preparato dal Vaticano e approvato dal Papa era inadeguato. Nel mirino era la possibilità di votare su ogni singolo paragrafo del testo che sarebbe uscito dal Sinodo. Una mancanza di colleggialità.


La protesta di per sé è simbolo di una lotta senza esclusione di colpi ma il fatto che addirittura la lettera sia arrivata alla stampa fa pensare ai momenti bui dei corvi e di Vatileaks che hanno portato alle “dimissioni” di Ratzinger.


Con questo clima le possibilità che esca qualcosa di interessante a livello dottrinario durante questo Sinodo sono ridotte praticamente a zero. Nel caso esca qualcosa che sia più che fumo o generali allusioni su divorziati, omosessuali e coppie di fatto si prospetta una rivolta aperta nei confronti di Papa Francesco, una cosa che fa ancora più specie considerando che Bergoglio da cardinale è sempre stato considerato tra i conservatori.

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