Pasolini a 40 anni dalla morte una lezione ancora da comprendere

Qual è la lezione che ci lascia Pasolini? Cosa ci ha lasciato e dove avrà umanamente sbagliato? A queste domande cerco di dare una risposta

“Ho proposto di divorare gli insegnanti della scuola dell’obbligo e i dirigenti della televisione italiana” Pier Paolo Pasolini


Il privato è politico si diceva qualche tempo fa ed è in questa direzione che propongo di rileggere le ultime pagine di vita di Pier Paolo Pasolini.

Pier Paolo Pasolini è morto nella notte del 1 novembre del 1975, ammazzato barbaramente da alcuni di quei ragazzini del sottoproletariato con i quali, con docile freddezza, da grande intellettuale controcorrente, sempre più a sinistra della sinistra, non disdegnava di avere rapporti sessuali a pagamento.

Non è moralismo e come ben diceva il nostro magnifico e sublime pederasta:

«Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista, il cosiddetto moralista».



 Parole di Pier Paolo Pasolini pronunciate nella sua ultima intervista, rilasciata alla televisione francese in occasione dell’uscita del suo ultimo film Salò, le 120 giornate di Sodoma, dove non disdegnò di concordare con l’affermazione secondo cui il sesso è politica. Peccato però, e qui voglio sollecitare i moralisti, tu ti sia dimenticato, caro Pier Paolo, che se è vero che il sesso è politica e che dunque il privato è politica, questo valeva anche per te, o no?

La risposta, crudele, gli venne proprio da quel sottoproletariato affamato, da quei ragazzini di vita, disposti a vendersi anche per una cena al ristorante.

La risposta giunse in quella notte a Ostia trucidato da coloro che usava come oggetti per soddisfare la sua pur legittima passione sessuale per i giovanissimi.

Il sesso è politica e nessuno mai come quei ragazzi di vita che lo uccisero hanno capito e messo in atto la lezione pasoliniana.


Basti tentare di guardare l’ultimo film di Pasolini, orrendo e disgustoso Salò, le 120 giornate di Sodoma, per rimanere nauseati dalla violenza e dal sado-masochismo del potere.

I ragazzi di vita, nella notte del 1 novembre, come cannibali spietati hanno messo in atto alla lettera la lezione dell’intellettuale più in voga del momento. Quali migliori discepoli, chi meglio di loro l’ha compreso quando diceva che il sesso è politica?

Sempre qualche giorno prima di morire rilascia un’intervista a Furio Colombo dal titolo Siamo tutti in pericolo, titolo che fu suggerito a Colombo dallo stesso Pasolini.

L’unico a essere davvero in pericolo in quel momento era lui, lo avvertiva, lo sapeva perché se è vero che il sesso è politica allora non puoi pensare che valga solo per la buona mamma di famiglia che cura i figli e si fa scopare dal marito con la benedizione del Signore, magari sopportando anche qualche borghese tradimento per il bene della sacra famiglia.


Varrà insomma anche per chi a cinquant’anni dopo aver scritto romanzi bellissimi e realizzato grandi film, all’apice del successo, carica in macchina un ragazzino di 17 anni e in cambio di soldi se lo scopa richiedendo, si narra, pratiche estreme come l’uso di un bastone…

Che quell’omicidio all’idroscalo di Ostia non sia stato solo un “fatto di Froci” ma una questione di politica ormai è risaputo. I complici di Pelosi appartenevano a frange di estrema destra, gente che all’epoca menava forte come sappiamo.

Come è ampiamente documentato la notte tra il 1 e il 2 novembre del 1975 erano in cinque a massacrare di botte.


Pasolini aveva da poco denunciato i retroscena del potere della Democrazia Cristiana e stava lavorando al romanzo Petrolio dedicato a Eugenio Cefis, indicato come il vero fondatore della P2 e il “grande manovratore” del potere più oscuro. Che l’unica politica di riscatto per il sottoproletariato stia nel donare lavoro istruzione e cultura e quindi immettere desiderio, è stata una delle grandi lezioni di Pasolini, non mi risulta tuttavia che dal 1975 in poi tale lezione sia stata messa in atto dai vari più o meno cannibali del potere, così definiti da Pasolini.


Ciclicamente torna alla ribalta il problema delle periferie di Napoli, Scampia, la tossicodipendenza, il degrado, l’assenza di lavoro, più o meno ad ogni cambio di governo. Chi dà risposta al sottoproletariato? Nessuno, eppure si moltiplicano le voci dei vari Santoro figli del successo mediatico di Gomorra. Pasolini la ricetta l’aveva trovata, dove c’è ignoranza e povertà bisogna portare lavoro, bellezza e cultura solo cosi “dal letame possono nascere i fiori”.

Detestava la destra, la sinistra e la Democrazia Cristiana e la televisione, perché non hanno mai saputo fare a meno dei così detti poteri forti e se ne “fottevano” allora, come oggi, di andare a guardare ciò che accade nelle periferie. Lui in quelle periferie ci andava, quei ragazzi, a suo modo li ha amati l’unica sua mancanza , per non parlare di colpa, è stata quella di andare a scopare lì dove c’ era bisogno, solo, -si fa per dire- di lavoro, ascolto dei bisogni e cultura.


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