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Perché Daesh non rivendica l’attentato di Istanbul?

Daesh non ha mai rivendicato un attentato fatto in Turchia, perché?

Negli attacchi terroristici di Daesh la procedura è sempre la stessa: prima scoppia la bomba poi parte la campagna di propaganda in cui Daesh rivendica l’attentato e lo paragona a un segno della provvidenza.
Dopo l’attentato all’aeroporto Ataturk di Istanbul, però, non è arrivata nessuna rivendicazione. I turchi hanno subito dato la colpa a Daesh ma dallo Stato Islamico non è uscito niente, come, in realtà, non è mai uscita nessuna rivendicazione per nessuno dei purtroppo numerosi attentati in Turchia, Perché?


Gli esperti di terrorismo dicono il silenzio di Daesh riguardo gli attacchi in Turchia nasce dal desiderio di conservare i favori dei simpatizzanti locali, dalla volontà di sfruttare il conflitto tra turchi e curdi e di minare la posizione di Recep Tayyip Erdogan.


Nell’ultimo periodo la coalizione internazionale è avanzata in modo significativo e i turchi hanno, finalmente, deciso di chiudere il confine tra la Siria e la Turchia. La reazione di Daesh è stata l’attacco all’Ataturk Havalimani, l’aeroporto internazionale più grande della Turchia e uno dei più grandi e trafficati dell’aerea.


La Turchia ha bloccato i principali accessi dei foreign fighters di Daesh all’area siriana così come l’uscita degli stessi dalle zone di combattimento. In aggiunta al permesso di utilizzare la sua base di Incirlik per gli attacchi della coalizione internazionale è bastato per provocare le ire del califfo.


Nonostante la mancanza di una chiara rivendicazione ci sono molti indizi che portano al califfato. I Curdi hanno quasi sempre colpito o militari o poliziotti. Le cinture esplosive sono una prerogativa di Daesh e il metodo con cui l’attacco è stato organizzato sta diventando un marchio d fabbrica del califfato: più persone che si fanno esplodere in sequenza solo dopo aver ucciso quante più persone possibili con un fucile automatico.


Tra il 2015 e oggi ci sono stati almeno 5 attentati dinamitardi in Turchia collegati a Daesh e nessuno di questi è stato rivendicato.
In Turchia lo Stato Islamico ha una certa base di simpatizzanti e fatica a dichiarare pubblicamente di aver attaccato il territorio turco. Lo Stato Islamico prende reclute in Turchia, raccoglie fondi, passa dal confine turco per far entrare e uscire i foreign fighters. Daesh non vuole che questo cambi.


Lo Stato Islamico ha ancora un punto di accesso sul confine siriano-turco, gli avanzamenti delle forze curde e siriane nelle città di Manbij e al-Bab minacciano di tagliare anche quell’ultima linea di accesso. La bomba potrebbe essere un messaggio alla Turchia: abbiamo bisogno di un punto di accesso.
Non rivendicando l’attentato, inoltre, Daesh spiana la strada ad Ankara nel caso questi ultimi vogliano incolpare i curdi. Gli stessi curdi che sono diventati l’avversario più temibile per i miliziani dello Stato Islamico.


Nessuno ad Ankara vuole che i curdi abbiano successo dal punto di vista militare e che creino un loro stato a nord della Siria e il nemico comune potrebbe avvicinarei due attori che hanno interessi diametralmente opposti in quasi tutto.


La Turchia è stata ampiamente criticata per aver chiuso più di un occhio nei confronti di Daesh e la motivazione principale è che avevano un nemico comune: Bashar al-Assad. La rilassatezza nei controlli nei confronti dei foreign fighter di Daesh ha pero reso vulnerabile la Turchia nei confronti degli attacchi di quest’ultimi e ora che Erdogan ha provato ad essere più rigido questa è la risposta. Prima del cambio di politica non vi era stato nessun attacco sul territorio dello stato che confinava con i territori controllati dallo Stato Islamico.


Ora la Turchia, grazie alle sue politiche, si trova in mezzo ai due fuochi. Nel caso l’esercito turco, uno dei più grandi ed equipaggiati al mondo, decidesse di entrare nel conflitto per Daesh la situazione diventerebbe drammatica ma i turchi sarebbero costretti ad avventurarsi in un terreno minato. In Siria i turchi si farebbero sparare dietro da: Daesh, dai Curdi e dai governativi siriani. Troppi nemici anche per Erdogan.

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