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Perché ISIS sta vincendo contro una coalizione molto più forte?

ISIS sta vincendo una guerra contro una delle coalizioni più forti nella storia, come è possibile?

ISIS continua a distruggere antiche rovine di inestimabile valore, decapita decine e decine di persone, lapida adulteri e rende schiave sessuali migliaia di bambine. Questi atti barbari hanno attirato contro il califfato una coalizione senza precedenti, tutte le grandi potenze e le potenze regionali combattono l’ISIS sul campo o a livello politico/economico eppure, incredibilmente i guerrieri del califfato continuano a acquisire terreno, come è possibile?


Una delle regole base della guerra, codificata anche nell’Arte della guerra di Sun Tzu, è che: “se le nostre forze sono 10 e quelle del nemico 1, lo circonderemo; 5 a 1 lo attaccheremo; se sono il doppio di quelle del nostro nemico divideremo il nostro esercito; se sono uguali possiamo pensare di combattere; se leggermente inferiori eviteremo lo scontro; se tra le nostre forze ci sarà grande differenza scapperemo da lui”.


ISIS sembra non considerare questa regola e pur essendo le sue forze incredibilmente inferiori continua ad attaccare e a farsi nuovi nemici. Nel 2011 in Siria ISIS, allora molto meno forte attacco il regime di Damasco e i suoi alleati, Iran, Hezbollah e Russia così come le altre forze anti Assad. Nel 2014, con le sorti della guerra siriana ancora in bilico il califfato decise di attaccare in Iraq e in questo modo allargò ancora il fonte dei suoi nemici, ora c’erano anche Iraq, USA, Gran Bretagna e Francia. Poi ISIS decise di allargare il fronte anche al Kurdistan e anche qui i nemici crebbero.


Dal punto di vista logico la strategia di ISIS è suicida, quando non si riesce a chiudere neppure un fronte e poco saggio aprirne un altro e crearsi altri nemici ma nonostante questo le conquiste territoriali dello Stato Islamico non hanno fatto che crescere.
Qualcuno potrebbe contestare che il tutto sia una questione di soldi ma il prodotto interno lordo, per quanto riguarda il 2014, stimato del califfato si aggira sul miliardo di dollari, gli USA da soli spendono ogni anno per le forze armate 580 miliardi di dollari.


Sulla carta non c’è mai stata una coalizione così forte nella storia o quantomeno con una disparità così grande nei confronti del proprio avversario. Nella storia ci sono stati diversi esempi di parti in guerra tremendamente sfavorite. La Francia rivoluzionaria ad esempio combatté con praticamente tutte le super potenze dell’epoca: Austria, Prussia, Gran Bretagna, Russia, Olanda, Spagna, Portogallo e Piemonte. Tutte battute.


Tutti i casi sono unici ma ci sono delle costanti negli esempi storici di stati destinati a sovvertire i pronostici e a battere coalizioni molto più forti sulla carta: il disinteresse, la mancanza di unità di intenti e la dialettica.


Gli stati rivoluzionari o reazionari come il califfato hanno più volontà di vittoria, sono più motivati. Per loro la guerra in cui stanno partecipando è l’unica guerra, la vittoria può significare l’esistenza o meno dello stato. Per le super potenze che partecipano alla coalizione la guerra a cui stanno partecipando può darsi sia una delle mille in cui lo stato è coinvolti per motivi prettamente geopolitici.


Le coalizioni, in genere, si muovono al passo del loro membro più “lento”. Ogni decisione deve essere discussa tra i partecipanti, ogni azione deve essere decisa e adattarsi alle necessità del partecipante più titubante. Oltretutto le forze in campo devono essere coordinate. Napoleone ad esempio, di solito, si metteva in mezzo tra le truppe della coalizione prima che queste si unissero e combatteva prima con una e poi con l’altra.
La coalizione anti Assad è un ottimo esempio di mancanza di unità di intenti. Russia e Iran vogliono mantenere Assad al potere mentre i sauditi sono categorici riguardo al cambio di regime. La Turchia è spaventata dall’avanzata curda. Gli USA riconoscono solo certi membri della coalizione anti ISIS come alleati e guardano ai russi con sospetto. La Francia è intervenuta con un paio di bombardamenti che nessuno ha capito e di cui nessuno sapeva nulla fino a poche ore prima.


Il terzo problema è quello della dialettica: è sempre molto più facile morire per una causa, un’idea piuttosto che per un motivo geopolitico che nessun soldato capisce. L’idea è anche il modo migliore di fare proseliti e di avere una risposta dall’opinione pubblica mondiale.
Ogni nazione che si aggiunge alla lotta contro il califfato nell’ottica dei suoi abitanti è una nazione in più che dimostra di voler cancellare dalla terra i valori sunniti di cui pensano di essere portatori esemplari.

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