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Perché la Brexit non ha senso

La Brexit potrebbe presto diventare realtà e questo potrebbe costare molto caro al popolo britannico, più di quanto gli elettori immaginino

Il referendum per la Brexit si avvicina e le due fazioni non sono mai state così vicine. In giro per l’Europa e in particolar modo a Bruxelles tutti si fanno una domanda, perché il Regno Unito si vuole suicidare?
Perché su una cosa non ci sono dubbi, una eventuale Brexit sarebbe un disastro di proporzioni epiche per l’economia del Regno Unito.


I sostenitori di Brexit dimenticano sempre tre fattori fondamentali nelle loro analisi pro-uscita:
il valore del mercato unico per la Gran Bretagna va al di là della semplice libertà di commercio. Il mercato unico rende solo ogni tariffa illegale ma anche ogni altra barriera non tariffaria è proibita.
La Commissione ha il potere di intervenire contro qualunque stato metta in atto una qualsiasi limitazione al commercio all’interno dell’UE. In questo modo ogni merce del Regno Unito ha la possibilità di accedere ad ogni singolo mercato europeo.
Il mercato unico rassicura anche le società inglesi che vogliono entrare nel mercato pubblico dei paesi comunitari, un mercato gigantesco e molto profittevole.
Le libertà di commercio nel mercato più grande al mondo (perché il mercato europeo è il mercato più grande al mondo, più di Cina o Stati Uniti), poi, sono garantite dalla costituzione europea.
Fondamenta molto più solide dei semplici accordi di commercio internazionali che sono disattesi e cambiati in continuazione.


Il secondo fattore da considerare è come il mercato unico sia molto migliore rispetto all’alternativa preferita dei sostenitori della Brexit, il WTO. Il WTO garantisce un basso regime tariffario ma non le proibisce così come non proibisce le limitazioni non tariffarie e le discriminazioni. Nella World Trade Organization nel caso di una disputa per il non rispetto dei patti i casi devono essere sostenuti dallo stato e non dalle aziende private. Tutte queste regole sono applicate solo ai beni e non ai servizi.


Questo è un punto essenziale per il mercato inglese. Circa il 40% delle esportazioni britanniche sono servizi. Nel caso di Brexit la Gran Bretagna sarà lasciata senza accordi commerciali che regolano i servizi e quindi il 40% delle proprie esportazioni. Problema che non ci sarà per il resto dei problemi europei che importano in Gran Bretagna principalmente beni e che sono regolati dal WTO. L’UE potrà quindi continuare ad importare beni in UK ma loro non potranno esportare servizi nell’UE. Nel frattempo l’UK dovrà far partire centinaia di negoziazioni commerciali in giro per il mondo ognuna delle quali può durare un decennio come è durata la negoziazione, recentemente conclusa, tra Cina e Australia. Il Regno Unito sarà costretto a crearsi ex novo tutti questi accordi commerciale per il semplice motivo che non ne ha, per i paesi membri della UE gli accordi venivano negoziati dalla UE e sono validi per i membri della UE.


Il terzo fattore fondamentale è che la UE ha fatto dell’UK il centro degli investimenti esteri in Europa. Il Regno Unito è il terzo stato per numero di investimenti esteri a livello di capitale dopo gli Stati Uniti e la Cina. Il motivo di questo numero spropositato di investimenti è che la Gran Bretagna è il punto ideale per gli investitori esteri per entrare nel mercato unico europeo. Tutti gli investitori se ne andranno, ne arriveranno altri che vorranno sfruttare l’occasione ma il grande flusso di denaro si bloccherà in modo drammatico.


Tutti questi fattori manderanno la Gran Bretagna sull’orlo del collasso economico. Una situazione insostenibile per un paese con un debito pubblico dell’80% del PIL con un deficit del budget al 4% del PiL.
Una situazione di questo tipo in un paese del G7 creerà una crisi finanziaria globale.
Una crisi che sarà nulla comparata a quella domestica. Un paese con un debito così alto, con dei deficit così alti che si preclude la possibilità di guadagnare sul mercato internazionale dovrà tagliare, nell’immediato, le spese pubbliche nella salute, nel welfare e nell’educazione.


Le società di rating, poi, hanno già annunciato che in caso di Brexit taglieranno le valutazioni sul debito da AAA ad almeno AA.
I lavoratori britannici si troveranno a vedere i loro orizzonti limitati da un mercato da 500 milioni di persone a un mercato da 65 milioni per giunta i crisi.


Anche l’argomento su cui i pro-Brexit insistono di più. l’immigrazione, non cambierà come i proponenti del referendum auspicano. Nella situazione di crisi post uscita il governo sarà forzato a cercare una entrata nell’area economica europea come la Norvegia. In questo modo l’UK avrebbe un accesso al mercato unico ma si troverebbe a contribuire al budget europeo, sarebbe costretto a sottostare alle regolamentazioni europee come quelle sulla libera circolazione ma non avrebbe voce in capitolo nel processo decisionale.

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