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Perché nessuno attacca Daesh in Libia?

Daesh è a pochi Km dalle coste italiane, a Sirte, ma nessuno fa nulla, perché?

Daesh è sempre più minacciosa e vicina all’Europa.
Sirte è diventata la testa di ponte di Daesh nell’area mediterranea e Sirte è a 600 km dalle coste siciliane.
Recentemente è emerso un piano USA che prospetterebbe la raccolta di intelligence per lanciare una serie di attacchi su obiettivi sensibili da accompagnare con la presenza sul campo delle forze speciali con l’obiettivo di addestrare gli eserciti libici un po’ sul modello di quanto fatto in Siria.


Qualche settimana fa ufficiali dell’esercito americano avevano confessato al New York Times di stare preparando questi piani ma di aver bisogno di più tempo per creare un base di intelligence affidabile. Ora sembra che questi piani siano passati in secondo piano. Obama, probabilmente, negli ultimi mesi della sua amministrazione non vuole imbarcarsi in un altro pantano come in Siria e Iraq.


Gli USA continueranno a colpire, occasionalmente, leader di Daesh nel caso abbiano intelligence affidabile su modello di quanto è accaduto a novembre con l’attacco di un drone che ha ucciso Abu Nabil al-Anbari, leader di Daesh in Libia.


Questa strategia americana mostra la differenza di obiettivi tra USA e Europa.
Per gli europei Daesh in Libia è un problema serio e immediato. Dalla zona controllata da Daesh arrivano migliaia di migranti sulle coste italiane e una eventuale diffusione di terroristi in tutta Europa è, nella pratica, inevitabile.
Mentre per gli americani ci sono problemi più importanti dell’emergere di un altro hub di Daesh nella regione.
Certo avere un centro operativo di Daesh come lo sono Raqqa e Mosul sulle coste del mediterraneo a 600 Km dall’Italia non è una situazione ideale per nessuno.


Nei corridoi di Bruxelles si parla della questione libica da mesi, qualcuno addirittura suggerisce che l’Italia abbia già degli uomini sul campo di battaglia a protezione dei pozzi italiani.
Nonostante questo, però, la situazione diventa sempre più preoccupante; alcuni mesi fa nella zona di Sirte si contavano circa 1.000 combattenti di Daesh ora si parla già di 5.000 e il numero sembra destinato a crescere. I musulmani che desiderano far parte dello Stato Islamico hanno sempre più difficoltà a raggiungere la Siria e l’Iraq per cui in Libia i miliziani sembrano destinati a moltiplicarsi.


Nel frattempo arrivano racconti sempre più raccapriccianti dalla zona. Gli abitanti non possono andarsene in quanto i combattenti, originari di Egitto, Chad, Niger e Tunisia, glielo impediscono come succede a Raqqa o Mosul.
Alcuni raccontano che i miliziani si stiano preparando ad arroccarsi in attesa di un intervento europeo.
Gli USA però sembrano non intenzionati a dare una mano ai loro alleati al di là dell’oceano almeno fino a quando i due governi libici, quello di Misurata e quello di Tripoli riusciranno a creare un governo di unità nazionale.


Quello che sembra sicuro è che Obama pensa che Italia e Francia, i due stati più coinvolti per motivi geografici/economici debbano prendere la guida di un eventuale intervento armato ma entrambi i governi si sono sempre mostrati freddi riguardo ad un intervento contro Daesh ma i loro interessi economici non erano messi in pericolo, la Siria e l’Iraq sono lontani. La situazione ora potrebbe cambiare.

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