Putin allarga la sua egemonia

L’ISIS sta aiutando Putin a riconquistare la perduta egemonia sull’Asia centrale: come?

Una delle eccellenze russe erano i doganieri, addestrati a controllare uno dei confini più lunghi al mondo in una delle terre più inospitali. Dal 2005 i russi hanno lasciato la frontiera tra il Tajikistan e l’Afghanistan sguarnita e hanno avvisato che sarebbe potuta diventare una delle principale porte d’entrata per le forze jihadiste in Russia. In Aprile Sergei Lavrov, ministro degli Esteri di Putin in visita a Dusanbe, la capitale tajika,ha avvertito che la nazione ex-sovietica sta affrontando “crescenti minacce che arrivano dal sud a causa del deteriorarsi della situazione in Afghanistan dove sono già emersi gruppi di miliziani dello Stato Islamico”.


I tre stati ex-sovietici che confinano con l’Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan sono tutti e tre stati a grande maggioranza musulmana e secondo l’International Crisis Group dalle 2.000 alle 4.000 persone sono partite per la Siria o l’Iraq dall’Asia centrale e dal Tajikistan solo si parla di circa 400 persone. Non tutti gli analisti sono convinti dell’effettiva presenza dell’ISIS in Afghanistan ma questo non ha impedito ai russi di dare 1.2 miliardi di dollari in aiuti militari al piccolo stato per combattere il pericolo posto dal fondamentalismo islamico.


Per Mosca le preoccupazioni di infiltrazione islamiche sono reali ma Putin potrebbe usarle per avvicinare sempre di più gli ex-stati sovietici dell’area. Il Tajikistan è il paese con la base russa estera più grande, 6.000 soldati che diventeranno 9.000 entro il 2020. Lo Stato Islamico ora è il motivo principale per cui la Russia dice di dover aumentare la presenza nella regione.


In maggio il CSTO (Collective Security Treaty Organization) la NATO del blocco russo ha sostenuto una grande esercitazione lungo il confine tra Tajikistan e Afghanistan. 2.500 soldati, tra cui 500 russi, hanno simulato un attacco da parte di 700 talebani. La Russia ha voluto ribadire la propria prontezza militare nell’area e si è fortemente candidata a diventare la potenza egemone di quella parte di mondo una volta che gli americani se ne saranno andati.


La minaccia dello Stato Islamico, quindi, ha funzionato come catalizzatore delle forze della zona intorno alla potenza più grande, i russi. Putin tramite questi stratagemmi sta riuscendo nel malcelato intento di riavvicinare alla Madre Russia tutti paesi che sono andati per conto loro dopo la caduta dell’Unione Sovietica.


In maggio è uscito anche un video dell’ex colonnello della polizia tajika Gulmurod Khalimov che ha disertato e si è unito alle forze del califfato dichiarando di essere pronto a morire per la jihad. Nonostante la propaganda la presenza di ISIS all’interno dell’area non è per niente forte, come fa notare Edward Lemon, un ricercatore di Exeter la percentuale di tajiki che si sono uniti all’ISIS è di 1 su 20.000 mentre in Belgio di 1 su 1.500. A quanto pare, però, a Mosca non tengono conto di questi dati e sono pronti a “dare una mano” ai loro vecchi compatrioti.

TODAY

19 Jan

Wednesday

Le Rubriche

Photo Gallery