litvinenko

Quando la Russia decise di diventare uno stato canaglia

L’omicidio Litvinenko fu il momento in cui la Russia decise di astrarsi dal diritto internazionale

L’assassinio di Alexander Litvinenko è stato epocale, in un certo senso.
Non che prima di Litvinenko la Russia (o le altre super potenze) fossero dei modelli di comportamento ligi alle regole del diritto internazionale ma quando l’ex spia del KGB fu uccisa con una dose di Polonio 210 messa in una tazza di te verde in un hotel di Londra nel novembre del 2006 il diritto internazionale ricevette un colpo che quasi fatale.


Una indagine inglese si è appena conclusa e sembra aver rivelato quello che tutti già sapevano, i due ex agenti del KGB Andrei Lugovoi e Dmitry Kovtun hanno ucciso Litvinenko con l’approvazione di Putin. In quel momento anche l’apparenza di obbedienza alle regole del diritto internazionale di Mosca scomparve. La Russia si trasformò in uno stato canaglia.


Quando Litvinenko fu ucciso si stava preparando a testimoniare in Spagna per una indagine che metteva in correlazione personaggi molto vicini a Putin e la mafia russa in Europa.
Uccidere un cittadino britannico in territorio inglese, mettendoci la firma, e non ricevere praticamente nessuna sanzione per questo rese la Russia sempre più coraggiosa.


Qualche mese dopo, difatti, arrivò l’attacco hacker alla ribelle Estonia. Banche, governo, parlamento e quasi tutti i cittadini di questa piccola repubblica baltica finirono offline ed essendo l’Estonia il paese più online d’Europa il danno fu enorme.


L’anno dopo ci fu l’intervento in Georgia, una invasione senza se e senza ma.
Insomma, l’uccisione di Litvinenko non fu che il prologo, il primo di una serie di comportamenti riprovevoli da parte di Putin che culminarono con l’annessione della Crimea e con la guerra ancora in corso nel Donbass.


Mosca ha iniziato ad avere anche una bruttissima abitudine per quanto riguarda i rapimenti. Ha iniziato a prelevare persone all’estero e a portarle in Russia per apparire davanti a processi farsa in tv, alcuni esempi sono il poliziotto estone Eston Kohver, il pilota ucraino Nadia Savchenko, il cineasta ucraino Oleh Sentsov.


Questo è stato solo il preludio di una serie di attacchi informatici che hanno colpito una rete televisiva francese, un produttore tedesco d’acciaio, la borsa di Varsavia, il New York Times, il parlamento americano, il dipartimento di stato americano e la Casa bianca.


L’investigazione britannica che ha stabilito che Litvinenko è stato “probabilmente” ucciso su ordine di Putin è importante perché collega ufficialmente uno di questi atti al Cremlino. Una ufficializzazione di ciò che tutti sospettano da tempo. Ci ricorda quanto oltraggioso è stato l’atto del 2006.


Non che l’omicidio di Litvinenko sia stato il primo atto di questo tipo. Giusto un mese prima c’era stato l’omicidio della giornalista investigativa, molto critica nei confronti del Cremlino, Anna Politkovskaya a Mosca, l’avvelenamento del candidato e poi presidente ucraino Viktor Yuschenko, l’assassinio a Doha, in Qatar, del leader separatista ceceno Zelimkhan Yandarbiyev ma l’omicidio Litvinenko fu l’atto più sconsiderato e coraggioso, quello che convinse Putin che poteva cavarsela uccidendo un cittadino straniero in territorio straniero. Ora ne stiamo vedendo i risultati.

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