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Silvio Berlusconi si sta ritirando?

Una serie di mosse compiute da Silvio Berlusconi stanno preconizzando quello che molti pensavano non sarebbe mai successo: il suo ritiro

Silvio Berlusconi questo mese compirà 80 anni e forse è arrivato il momento in cui ha deciso di ritirarsi dalla vita pubblica.
L’ex presidente del Consiglio è ancora in convalescenza dopo l’intervento a cuore aperto di giugno e i suoi medici si sono raccomandati con lui di prendersi una pausa. In un momento che storicamente, a livello internazionale, sembra essere favorevole al suo particolare tipo di populismo con la salita all’onore delle cronache di politici come Boris Johnson e Donald Trump che, probabilmente, molto devono a Berlusconi lui si sta tirando indietro.


Le voci che girano nel mondo politico parlano di un uomo che pian piano, senza pubblicizzare la cosa, si sta allontanando dalla vita pubblica. La condanna per frode fiscale che gli impedisce di entrare in Parlamento ha dato il colpo di grazia all’immagine dell’uomo invincibile che Berlusconi si era creato intorno.
La vendita delle sue attività nei media, il tentativo di trovare un successore politico che gli possa garantire una buona relazione con il governo e la vendita del Milan, la sua attività di PR più azzeccata.


Berlusconi non ha mai detto pubblicamente di volersi ritirare ma la sola idea che possa ritirarsi dalla guida del suo partito sta creando sconquasso nella destra italiana.
La lotta per la conquista del vuoto di potere lasciato da Berlusconi ha visto in prima fila la Lega Nord di Salvini che ha puntato decisamente più a destra rispetto alla vecchia Forza Italia. 100 parlamentari sono fuggiti dalla nave che affonda e il partito ha perso circa sei milioni di voti. Una situazione facilmente preventivabile in un partito fortemente connotato sulla figura del suo leader.


Il ritiro sarebbe sicuramente sponsorizzato dai medici ma non è questo l’unico motivo. L’Italia è molto indietro e da circa vent’anni l’economia è praticamente bloccata, in questo periodo Berlusconi ha presieduto tre governi, ha promesso taglia alle tasse che non si sono mai concretizzati. Questa è forse il suo peccato più grande: con la sua maggioranza solida in Parlamento avrebbe potuto imporre una riduzione dell’aliquota fiscale che avrebbe fatto ripartire l’economia, invece la situazione pessima a cui l’Italia era arrivata ha permesso all’Europa di imporre un suo uomo come fu Mario Monti.


Berlusconi ha sempre pensato che le dimissioni siano state causate da un complotto delle potenze europee fautrici dell’austerity guidate da Angela Merkel, sua nemica giurata. Sospetti che hanno acquisito basi più solide dopo la pubblicazione del libro dell’ex segretario del Tesoro americano Timothy Geithner in cui si sostiene che è stato chiesto al governo americano di aiutare cacciare Berlusconi nel 2011.
Ironicamente ora Forza Italia sarebbe utile all’Europa dato che i voti di Berlusconi sono finiti alle forze euroscettiche della Lega Nord e del Movimento 5 stelle.


Per rilanciare il proprio partito Berlusconi ha scelto Stefano Parisi, un manager vicino alla sinistra che ha perso di misura nella corsa a sindaco di Milano. Un moderato in tutto e per tutto è l’antitesi di Berlusconi ed è stato cooptato per tentare di fermare l’emorragia di moderati dal partito anche se non ha alcuna esperienza politica a livello nazionale.


L’idea è quella di allargare la base politica nel campo moderato, ora terreno di caccia di Matteo Renzi. Una mossa fatta con in mente un rilancio in ottica 2018, quando ci saranno le elezioni politiche.


La vendita del Milan, poi, fa pensare. La squadra di calcio, presa in una situazione disastrosa e portata in pochissimi anni a vincere in Italia ed Europa ha contribuito fortissimamente a creare nel pubblico l’immagine del Berlusconi taumaturgo, del grande manager in grado di far funzionare ai massimi livelli qualsiasi cosa.


I cambiamenti nell’impero Berlusconi non sono limitati solamente al Milan, anche l’impero televisivo è in vendita. L’affare con Vivendi di Vincent Bolloré sembra essere andato male ma la volontà di vendere è chiara.
Una fine di un’era.
Berlusconi lascerà una eredità, comunque. Da molti politologi internazionali è visto come il fondatore della post-democrazia e come un personaggio pubblico che ha fatto scuola.
Berlusconi è stato il primo politico a permettersi di dire e fare cose che erano perdonate solo alle rockstar. Un modo nuovo di porsi al pubblico che è stato portato ad un nuovo livello da Donald Trump, personaggio simile a Berlusconi da più punti di vista, e che gli ha fatto guadagnare la nomination repubblicana a presidente degli Stati Uniti.

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