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Sta funzionando il cessate il fuoco in Siria?

Il cessate il fuoco per questioni umanitarie è in vigore in Siria tra tutte le forze tranne Daesh, sta funzionando?

Nei giorni scorsi Amaq, una agenzia di stampa vicina a Daesh ha diffuso la notizia secondo cui i miliziani dello Stato Islamico sono riusciti a catturare Khanaser dalle truppe del governo siriano. La cittadina è uno snodo essenziale per l’approvvigionamento della parte di Aleppo, la città più grande della Siria, controllata dal governo. Dopo solo un giorno le truppe governative, e i loro alleati russi e iraniani, hanno riconquistato la città. La battaglia per Aleppo, iniziata nel 2012 ha lasciato sul campo migliaia di morti e una città svuotata.


La battaglia per Khanaser non è interessata dal cessate il fuoco annunciato la scorsa settimana da Russia e Stati Uniti. L’accordo negoziato dai ministri degli esteri delle due super potenza, Lavrov e Kerry, stabilisce che il governo del presidente Bashar al-Assad e la miriade di gruppi ribelli che si oppongono a lui, ivi compresi quelli supportati dagli Stati Uniti, cesseranno le ostilità. Il cessate il fuoco, tuttavia, non comprende Daesh o Jabhat al-Nusra, la filiale siriani di al-Qaeda.


Vladimir Putin aveva dichiarato che l’accordo potrebbe trasformare radicalmente la situazione in Siria e gettare le fondamenta per un negoziato di pace. Obama era meno fiducioso ma anche lui ha sottolineato come fosse necessario riportare l’attenzione su Daesh.
Le ONG avevo bisogno di questa pausa per portare generei di primi necessità e soccorso in quelle aree dove la popolazione, sotto assedio, rischia di morire di fame e di privazioni come nel sobborgo di Damasco Moadamiyeh, dove la gente si era ridotta a mangiare erba.


In una situazione drammatica come quella siriana dove ci sono 500.000 morti, metà della popolazione che ha dovuto lasciare le proprie case qualsiasi accordo, anche il più limitato è panacea. Al di là di questo è difficile vedere l’accordo in altro modo se non come una certificazione dello status quo che si è venuto a creare con l’intervento russo.
Intervento che ha permesso di resistere al regime siriano che, nonostante l’aiuto di Hezbollah e dell’Iran, sembrava sul punto di crollare. Il regime, figlio della minoranza Alawita, non aveva materialmente abbastanza soldati per conservare il potere.


L’intervento russo, indirizzando i propri missili sulle basi dei ribelli, ha permesso al governo di Assad di conservare alcune, importanti, città. La campagna contro Jabhat al-Nusra è stato affare quasi esclusivamente americano, dato che anche i loro alleati se ne sono disinteressati.
L’intervento russo, secondo le organizzazioni umanitarie, ha portato alla creazione di circa 100.000 rifugiati. La maggior parte di questi rifugiati si sono diretti verso l’Europa. Una vendetta indiretta per le sanzioni economiche russe, a pensar male.


L’accordo non ha messo tutti d’accordo. I turchi hanno già dichiarato che non hanno intenzione di rispettare il cessate il fuoco nei confronti delle forze curde in Siria che, con tutte le ragioni, vedono come affiliate al PKK.
Oltretutto le zone dove la popolazione sta soffrendo di più la fame sono controllate dal governo e non c’è nessuna assicurazione che le ONG abbiano libero accesso a quelle aree.


Il problema principale, comunque, è che il cessate il fuoco non è praticamente imponibile alle parti, soprattutto al governo. Assad considera tutti i suoi oppositori terroristi per cui non c’è nessuna indicazioni sul fatto che inizi a fare distinzioni tra Jabhat al-Nusra o Daesh e gli altri gruppi ribelli. La cosa più probabile è che le operazioni governative vadano avanti come prima.
Questo è dovuto al fatto che i gruppi ribelli non sono un fronte unito, non si può trattarli allo stesso modo. I ribelli, a volte, sono gruppi anche piccolissimi che si uniscono e separano in continuazione. Difficile fare accordi con loro, difficile che gli Alawiti non reagiscano ad eventuali provocazioni e ancora più difficile per le forze alleate bloccare i soldati di Assad dall’attaccare non si sa bene chi.

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