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Trump è crollato definitivamente, pare

Alla fine del terzo dibattito una sola opinione sembra circolare tra gli addetti ai lavori: Trump ha definitivamente perso le elezioni e la Clinton ha stravinto il dibattito.


Controllando su 538, il blog di Nate Silver, l’uomo che ha previsto tutte le recenti elezioni, si nota un trend mai visto nelle recenti elezioni presidenziali: prima del primo dibattito la Clinton aveva solo 1.5% di vantaggio (una distanza normale a quel punto della campagna); prima del secondo dibattito la distanza era salita a 5.6%, una distanza siderale; prima del terzo dibattito la differenza era di 7.1%. Dopo questo dibattito la distanza è destinata a salire e ad attestarsi in un posizione tale da cancellare anche la possibilità statistica di errore. Non era mai successo nella storia recente delle elezioni americane.


La pessima performance di Trump si è riverberata anche sul partito repubblicano e i primi sondaggi per il voto del Senato mostrano i repubblicani in caduta libera e i democratici destinati a riconquistare la maggioranza che da anni non riescono ad avere. Una situazione ancora più normale se si considera che il candidato del GOP ha sparato le sue bordate non solo sulla sua avversaria democratica alle presidenziali ma anche ai leader del “suo” partito a partire da Paul Ryan, lo speaker repubblicano, e Mike Pence, il suo candidato vice presidente.


L’opinione comune parla di una Clinton dallo scarso appeal che sta vincendo perché affronta un candidato ancora più debole. La Clinton non è certamente amata e i suoi punti deboli sono ovvi e se stesse affrontando un candidato come Marco Rubio o Paul Ryan probabilmente starebbe perdendo. Per sua fortuna sta affrontando un candidato impresentabile, odiato fortissimamente da buona parte degli elettori e che si auto sabota in un modo che non si è mai visto prima.
C’è della verità in questo ma è una visione in cui si sottovaluta la bravura della Clinton come politica. Il disastro di Trump in questo ultimo periodo non è stato un incidente ma piuttosto il risultato di una tattica geniale e calcolata dal team di Hillary Clinton.


Il team di Hillary Clinton ha saputo sfruttare quelli che sembrava punti deboli del suo personaggio: la sua cautela, il suo essere secchiona e il suo essere una professionista della politica. Allo stesso tempo Hillary Clinton è riuscita a provocare Trump in modo sempre più efficace.
La provocazione è partita dal primo dibattito in cui la Clinton ha cominciato a chiamarlo Donald, lui si è subito risentito ma lei ha continuato a chiamarlo Donald per tutta la serata.


Tutti i dibattiti hanno avuto lo stesso climax: all’inizio Trump è calmo, la Clinton lo provoca e lui diventa man mano più irritato fino a quando inizia a confondersi o a esagerare.
La candidata democratica, invece, rimane tranquilla, non interrompe quasi mai l’avversario e snocciola dati e risposte preparate a tavolino. La differenza di competenza tra i due candidati è sembrata sempre più abissale man mano che i minuti di dibattito andavano avanti. Come se non bastasse il team della Clinton ha preparato dei veri e propri trappoloni.
Alla fine del primo dibattito la Clinton ha parlato di Alicia Machado, una ex miss mondo bullizzata da Trump. Questo colpo basso, preparato nei minimi particolari con tanto di video virali già pronti, ha destabilizzato Trump e ha preparato il terreno per tutta la “questione femminile” che è stata la vera spina nel fianco della campagna del candidato repubblicano.


Da quel momento sono infatti partiti i commenti sul linguaggio che Trump usa con le donne, gli attacchi insensati nei confronti di Bill Clinton e la sciarada si è conclusa con il rilascio delle registrazioni con Billy Bush del “le palpo la figa”.
Allo stesso tempo Trump si è ridotto ad attaccare in modo personale Hillary e questo non gli ha portato certamente voti. Il suo “davvero una donna nauseante” è stato stigmatizzato da tutti, repubblicani compresi e il suo commento sull’accettazione del risultato è stata una scelta estemporanea dettata dalla rabbia dato che circa un’ora prima la sua coordinatrice di campagna aveva assicurato che le elezioni sarebbero state accettate anche in caso di sconfitta.
Trump è in piena confusione e questo è tutto merito della Clinton.

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