Comey

Trump smentito dall’FBI sulle intercettazioni e sui legami con la Russia

L'FBI ha sferrato forse il colpo più duro a Trump dalla sua elezione e lo ha pubblicamente accusato di essere collegato a Putin

Il comitato parlamentare per i servizi segreti ha avuto una udienza con James Comey, il direttore dell’FBI, a riguardo delle interferenze russe nei confronti delle elezioni presidenziali americane. Il comitato parlamentare voleva sapere da Comey se l’FBI stesse investiganto sui collegamenti tra il governo russo e persone che hanno lavorato nella campagna elettorale dell’attuale presidente USA, Donald Trump.


Il presidente della commissione, il repubblicano Devin Nunes, ha chiesto se l’FBI aveva prove di un collegamento tra persone attualmente facenti parte dell’amministrazione USA e la Russia. Comey si è rifiutato di rispondere. Nunes ha chiesto se Kellyanne Conway fosse coinvolta e il direttore dell’FBI ha ripetuto di non poter rispondere. Nunes è apparso pensieroso e ha detto ”ha messo una grossa nuvola grigia sulle persone che stanno guidando la nazione. Il più velocemente riuscirà ad andare a fondo su questa questione meglio sarà per gli americani”.


L’udienza è stata una delle più lunghe a memoria d’uomo, cinque ore e venti minuti. Il tutto è partito con l’ammissione del direttore dell’FBI che l’inchiesta esiste ma per il resto non ci sono state molte altre informazioni: “Posso capire che questo sia molto frustrante per alcune persone. Spero che il popolo americano possa capire. L’FBI è molto cauto nella gestione delle informazioni riguardanti i nostri casi e le persone che indaghiamo”.


Nonostante questo Comey ha detto abbastanza da mettere tutto il mondo politico americano in agitazione. In particolare la metà repubblicana.
Nonostante non sia andato nello specifico Comey ha specificato che “come in ogni operazione di contro-spionaggio ci sarà una valutazione sull’eventualità di reati”. Forse non ce n’era bisogno, cosa fa l’FBI se non indagare allo scopo di capire se sono stati commessi dei reati?
Una operazione di contro-spionaggio su di un candidato presidente (poi presidente) di uno dei più grandi partiti americani è una novità assoluta.


Un rappresentante repubblicano ha chiesto a Comey cosa deve accadere per far si che l’FBI apra una investigazione di contro-spionaggio. Il direttore ha detto che l’FBI non agisce alla leggera, per aprire una investigazione di questo tipo è necessario che ci sia una accusa da parte di qualcuno credibile o che ci sia una base ragionevole per credere che un cittadino statunitense stia agendo in qualità di agente di un paese straniero.


Comey ha parlato a lungo, solamente, delle interferenze russe nelle elezioni americane e ha difeso l’idea che gira a Washington, nella comunità dei servizi, che Putin ha tentato di favorire Donald Trump. Comey ha specificato che Putin voleva un candidato che avesse una pessima opinione della NATO e che togliesse le sanzioni date per l’invasione della Crimea. Un rappresentate democratico ha poi chiesto se i russi avrebbero preferito un candidato che avesse espresso una aperta ammirazione per Putin e Comey ha risposto: “Posso aiutarla a riformulare la domanda? A Putin piacerebbero uomini a cui lui piace?”.


Comey ha specificato che i russi hanno cercato di far perdere credibilità nel processo democratico in America e hanno cercato di denigrare la candidata democratica Hillary Clinton e di aiutare il candidato repubblicano Donald Trump e che si sono accorti di questo da dicembre 2016.


Comey ha anche confermato che l’indagine sulla campagna di Trump è cominciata a luglio 2016 e che non ha informato il parlamento prima per la delicatezza della questione e perché prima di parlarne ufficialmente l’FBI voleva esserne, in una misura ragionevole, certa.


I rappresentanti repubblicani hanno tentato in tutti i modi di contrastare le dichiarazioni del direttore dell’FBI e dopo l’iniziale tentativo di spostare il discorso sulle fughe di notizie hanno chiesto come mai James Clapper, il direttore dei servizi di Obama, dichiarò che, almeno prima di finire il suo mandato, non era a conoscenze di interferenze russe. Comey ha risposto di non poter rispondere sulla questione.


Rispondendo alla domanda di un democratico Comey ha spiegato perché agli americani deve importare di come i russi tentino di usare americani per destabilizzare la democrazia USA, Comey ha risposto che: “I credo davvero che l’America sia una scintillante città su di una collina – usando le parole di Regan – e una delle cose che trasmettiamo al mondo è l’importanza del nostro magnifico, spesso confusionario, ma libero e giusto sistema democratico e le elezioni ne sono il fondamento. Per questo quando c’è un tentativo da parte di uno stato straniero di rovinare questo , di distruggere questo, di corromperlo, è una questione molto, molto seria. Minaccia l’essenza dell’America e se qualche americano fa parte di questo diventa una questione molto seria. Per questo bisogna aspettarsi che l’FBI voglia capire che sta succedendo e nel caso chi ha fatto cosa.


L’investigazione dell’FBI è ancora in corso ma si prospettano tempi bui per il governo Trump.

TODAY

28 Jun

Wednesday

Le Rubriche

Photo Gallery