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Tutti gli uomini che portano Daesh in Italia

Daesh ha un numero spropositato di uomini e connessioni in Italia e gli investigatori stanno cercando di ricostruire la tela

Mohamed Lahloui era stato espulso dall’Italia dopo aver violato le condizioni dell’arresto domiciliare a cui era stato sottoposto per tentativo d’omicidio, occultamento di un’arma da fuoco e droga. Non si sarebbe, quindi, dovuto trovare in Germania la scorsa settimana dove è stato fermato con l’accusa di terrorismo.


Lahloui non aveva mai lasciato l’Europa: nell’estate della sua espulsione ha lasciato tracce in Belgio, Francia e Germania. Il marocchino è stato arrestato alla stazione di Giessen, in Germania in quanto riconosciuto come persona non grata a causa dell’espulsione italiana. Durante i controlli di routine la polizia ha poi trovato sul suo cellulare un sms di Khalid el-Bakraoui, uno dei fratelli che si era fatto esplodere qualche giorno prima sulla metropolitana di Bruxelles, uccidendo 20 persone. Il messaggio era stato mandato il 22 marzo alle 9:08 e aveva una sola parola: “fin” cioè fine in francese. El-Bakraoui si è fatto esplodere alle 9:11.


Le autorità stanno cercando di collegare Lahloui con una serie di altri presunti terroristi in qualche modo legati all’Italia. Gli investigatori sanno che Bakraoui era in Italia l’estate scorsa, era arrivato a Treviso da Bruxelles su un volo Ryanair il 23 di luglio e il giorno successivo è volato da Venezia ad Atene. Salah Abdeslam invece si era imbarcato da Bari per la Grecia prima di ripassare dall’Italia una settimana dopo.


Lahlouoi probabilmente conosceva Salah. Secondo i giornali tedeschi Lahlaoui era stata portato al pronto soccorso in Belgio per ferite da arma da taglio lo stesso giorno in cui Abdeslam è stato arrestato. Gli investigatori tedeschi stanno collegando l’uomo al raid in cui Salah Abdeslam è stato arrestato.


Gli investigatori italiani stanno invece cercando di collegare Lahlaoui con Djamal Eddine Ouali, l’algerino arrestato recentemente a Salerno con l’accusa di aver fornito documenti falsi ai fratelli Bakraoui e ad altri jihadisti. Ouali si trovava in Italia con la sua moglie incinta ora scomparsa con la sua Opel e con un uomo marocchino che viveva con la coppia.


Ouali è l’uomo che probabilmente ha creato il passaporto con cui Bakraoui viaggiava. Il documento era intestato al calciatore belga-marocchino ex-Inter Ibrahim Maaroufi che ora gioca all’F.C. Shaerbeek, la squadra del quartiere dove sono state probabilmente fabbricate le bombe usate negli attacchi del 22 marzo.


Maaroufi, dal canto suo, dice di non aver mai conosciuto ne Ouali o Bakraoui e non è sospettato di nessun crimine. Il calciatore aveva scoperto che la sua identità era stata rubata nello scorso gennaio quando qualcuno aveva affittato un appartamento a suo nome. Maaroufi aveva riportato il fatto alle autorità.


Il collegamento più importate che gli investigatori stanno cercando di fare è sicuramente quello tra Lahloui e Anas el-Abboubi che andava allo stesso centro islamico e viveva a pochi Km da Lahloui a Brescia. Il nome di Abboubi è sulla lista di 22.000 militanti di Daesh che era finita nella mani di Sky News a marzo. Abboubi è un rapper usato in alcuni video propagandistici di Daesh e uno dei fondatori del sito Sharia4Italia, un sito pro Daesh.


Abboubi aveva rilasciato una intervista a MTV sul rap e l’Islam in cui aveva espresso posizioni assai radicali. da quel momento l’anti-terrorismo ha iniziato a seguirlo da vicino fino al momento in cui decise di arrestarlo con l’accusa di aver pianificato un attacco a Brescia. Abboubi è stato rilasciato in attesa di giudizio ed è fuggito in Siria da dove ha continuato a postare contenuti su Sharia4Italia e Facebook fino a quando nel 2015 è scomparso dal web.


Gli investigatori sperano di trovare connessioni tra tutti questi personaggi, è più facile lavorare seguendo un filo piuttosto che cercare un ago nel pagliaio. Nel caso fossero tutte cellule indipendenti sarebbe impossibile cercare e investigare su ogni singolo potenziale terrorista.

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