sabrinadesousa

Uno dei sequestratori di Abu Omar sarà estradato

Sabrina De Sousa, uno dei sequestratori di Abu Omar sarà estradato in Italia dal Portogallo

Sabrina De Sousa, una ex dipendente della CIA, sarà estradata in Italia per il caso Abu Omar, il predicatore musulmano, terrorista, rapito e torturato dagli americani.


Abu Omar, al secolo Hassan Mustafa Osama Nasr, è stato prelevato per strada a Milano da degli agenti della CIA il 17 febbraio 2003 mentre andava in moschea, il prigioniero è stato portato prima in Germania poi in Egitto su di un aereo privato. A Il Cairo è stato torturato per quasi 7 mesi e poi liberato.


Il rapimento faceva parte del programma denominato “extraordinary rendition” grazie al quale gli americani catturavano sospetti terroristi in tutto il globo per portarli in paesi compiacenti che permettevano la tortura, non permessa in USA. Gli stati compiacenti erano la Siria di Bashar al-Assad, l’Egitto di Hosni Mubarak e la Libia di Muammar Gheddafi tra gli altri.


Il programma è iniziato sotto Clinton ma è stato dopo l’11 settembre, quindi sotto la presidenza Bush che i rapimenti sono diventati sistematici. Il rapimento di Abu Omar, ad esempio, ha avuto luogo una settimana prima dell’invasione americana dell’Iraq in un momento in cui gli americani cercavano disperatamente un qualsiasi collegamento tra gli attentati dell’11 settembre e Saddam Hussein.


La CIA e i servizi italiani credevano che Abu Omar finanziasse Abu Musab al-Zarqawi, che operava nel nord dell’Iraq e che successivamente fondò al-Qaeda in Iraq che si trasformò successivamente in Daesh. Abu Omar era sospettato sia dal SISMI che dalla CIA stesso organizzando un attentato su un autobus pieno di studenti americani che frequentavano uno scuola internazionale a Milano.


Il team della CIA fece moltissimi errori. La CIA credeva di essere coperta dal SISMI su indicazione di Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio ma le cose andarono male: uno donna vide il rapimento e lo denunciò alla polizia e come se non bastasse quando Abu Omar fu liberato telefonò alla moglie e gli raccontò tutto, non sapendo che il telefono era sotto controllo. Ora i magistrati avevano tutto quello di cui avevano bisogno per istruire un processo.


A causa della stretta collaborazione tra CIA e SISMI inizialmente furono incriminati anche due agenti italiani prima che le loro azioni vennero dichiarate segreto di stato.
Il team della CIA, poi, si mosse in modo tragicomico lasciando una serie infinita di telefonate. Dopo il rapimento si intrattennero nei migliori hotel di Milano, organizzarono una festa in un hotel al mare per una delle componenti del team poi tornarono a visitare hotel a 5 stelle come il Danieli di Venezia.


Tutti gli spostamenti furono scoperti ma gli agenti non usarono i loro nomi per cui i membri del team sono rimasti sconosciuti tranne i militari che gestirono il volo e i responsabili degli uffici di Roma e Milano: Jeffrey Castelli, Robert Seldon Lady e Sabrina De Sousa.
La protezione però data ad un agente operativo della CIA con una copertura diplomatica non è la stessa data a un diplomatico vero e proprio, quindi non esiste immunità dalla giustizia ordinaria.


Lady è stato condannato in contumacia, la sua casa è stata sequestrata e si è rifugiato a Panama dove è stato brevemente detenuto a seguito di un mandato d’arresto internazionale.
De Sousa, nonostante non fosse in Italia al momento del rapimento, è stata condannata per aver finalizzato gli accordi con gli egiziani per la tortura di Abu Omar.


Nessuna delle persone implicate ha passato un solo giorno nelle patrie galere né, tantomeno, nessuno ha pagato un milione di euro ad Abu Omar come imposta dai giudici.
Un risarcimento ironico considerando che Abu Omar è stato condannato in Italia per terrorismo.


Il governo italiano ha sempre cercato di far passare il caso in secondo piano, Mattarella ha recentemente graziato due degli operativi, Castelli e il comandante dell’aviazione che ha trasportato Abu Omar fuori dall’Italia e gli agenti italiani coinvolti oltre ad aver accorciato la sentenza di Lady.


Nessuno nel governo, inoltre, ha mai spinto per l’estradizione sperando che il caso si risolvesse in un nulla a breve ma De Sousa ha rotto le uova nel paniere.
La De Sousa, infatti, ha deciso di visitare i suoi parenti in Portogallo nonostante sapesse che la sua libertà era a rischio qualora avesse deciso di viaggiare in Europa. Puntualmente all’aeroporto di Lisbona è stata fermata e i suoi passaporti (USA e Portogallo) sono stati sequestrati.


Il Portogallo ha agito in base al mandato d’arresto inoltrato dalle autorità italiane all’Europol e ora l’Italia non ha ha altra scelta se non quella di continuare con le procedure per l’estradizione. L’unica sua possibilità è quella di essere graziata dal presidente Mattarella.

TODAY

28 Jul

Friday

Le Rubriche

Photo Gallery