Verità per Giulio Regeni: si attende il 5 aprile

Verità per Giulio Regeni: la richiesta arriva a gran voce da tutte le forze politiche italiane all’indomani della conferenza stampa in cui Paola Regeni e il marito Claudio hanno commosso il Paese. Parole forti, pronunciate con la voce ferma e gli occhi asciutti. Non versa una lacrima Paola Regeni, il dolore è così forte da annientare tutto il resto. Dolore per quel figlio che nell’ultima foto appariva sereno, sorridente, circondato dagli amici il giorno del suo compleanno. Questa è l’ultima immagine felice di Giulio Regeni che per i genitori si sovrappone ad un’altra immagine, quella del suo corpo torturato, del suo viso irriconoscibile.  “L’Egitto ci ha restituito un volto completamente diverso – ha raccontato la madre alla conferenza stampa, immersa in un silenzio surreale – Al posto di quel viso solare e aperto c’è un viso piccolo piccolo piccolo, non vi dico cosa gli hanno fatto. Su quel viso ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui. Lo ho riconosciuto soltanto dalla punta del naso“.


Il caso Regeni ha distrutto una famiglia e scosso molte coscienze e si inserisce in un quadro complesso che incrina i rapporti internazionali con l’Egitto. “Era dai tempi del nazifascismo che un italiano non moriva dopo esser stato sottoposto alle torture – dice ancora Paola Regeni ai giornalisti – Ma Giulio non era in guerra, non era in montagna come i partigiani, che hanno tutto il mio rispetto. Era lì per fare ricerca. Eppure lo hanno torturato“. Uno scenario incomprensibile su cui è necessario fare chiarezza, costi quel che costi. E il prezzo sembra essere davvero alto, letteralmente. La partita diplomatica sul caso Regeni vale cinque miliardi di investimenti che l’Italia, secondo partner europeo del Cairo, sembra pronta a bloccare. La famiglia Regeni però chiede la rescissione di tutti gli accordi, anche quelli già in atto, finché non si conoscerà la verità per Giulio. “A questo punto non possiamo permettere più errori: l’Egitto deve chiedere scusa – ha dichiarato Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio alla Camera – Non c’è accordo commerciale che tenga davanti a una situazione del genere“.


A rischio non c’è solo la memoria di un giovane ricercatore barbaramente ucciso, ma la dignità di tutto il Paese. L’Italia attende il 5 aprile: il giorno in cui è previsto l’arrivo degli investigatori egiziani a Roma. Dovrebbero portare con sé tabulati telefonici, video e verbali utili a ricostruire la vicenda, perché l’ultima versione – in cui una banda criminale avrebbe rapito Giulio Regeni senza chiederne il riscatto e avrebbe conservato i suoi documenti – non regge e non convince nessuno. “Semmai questo non dovesse verificarsi, l’auspicio è che il governo italiano si faccia sentire interrompendo ogni relazione col Cairo, a partire dall’immediato ritiro del nostro ambasciatore. La vita di qualsiasi cittadino italiano vale più di ogni altro interesse economico” chiedono i deputati M5S della Commissione Affari Esteri. Si chiede, tra l’altro, che venga ritirato l’ambasciatore italiano in Egitto “ma non sappiamo – commenta la Farnesina – quanto possa rivelarsi una mossa efficace: in questo momento, proprio per controllare che le indagini vengano fatte come si deve, è necessario la nostra presenza al Cairo“. Chiedono verità per Giulio Regeni anche da Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, che parla di un comportamento da ignavi e dell’importanza di difendere la dignità del Paese e dei suoi cittadini; Nicola Latorre, presidente della commissione Difesa al Senato; la senatrice del Pd Laura Fasiolo e Mara Carfagna, portavoce del gruppo Forza Italia alla Camera. Con loro, l’Italia intera aspetta il 5 aprile col fiato sospeso.

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