Saturns-Titan

Le nuove frontiere dell’Esobiologia: indizi sulla possibilità di vita extraterrestre

Bizzarre creature che sopravvivono anni senz'acqua, microrganismi anaerobi che nascono e si riproducono in assenza di ossigeno, esseri unicellulari che possono abitare nel vuoto dello spazio aperto: alcuni degli organismi più insoliti che si trovano sulla Terra hanno fornito agli scienziati della Washington State University tutti gli indizi necessari per comprendere come la vita potrebbe essersi sviluppata nelle sconfinate vastità dell'Universo.


Nel solo mese di Luglio la NASA ha scoperto 500 nuovi esopianeti nelle costellazioni della Lira e del Cigno, aprendo così un nuovo ventaglio di speculazioni sulla possibilità che esista vita extraterrestre nell’Universo. In un articolo comparso di recente tra le pagine della rivista scientifica Life, l’astrobiologo Dirk Schulze-Makuch ha sfruttato le nostre conoscenze sulle forme di vita più estreme della Terra per capire quali potrebbero essere le caratteristiche fisiologiche di organismi alieni evolutisi su altri pianeti, in particolare Marte e Titano (il più celebre satellite di Saturno). Il lavoro di Schulze-Makuch è stato appoggiato dall’European Research Council.


“Se non esplori tutte le diverse opzioni sullo sviluppo della vita in ambienti diversi da quello terrestre, non saprai mai in che direzione guardare per trovarla”, ha dichiarato Schulze-Makuch. “Noi non stiamo suggerendo che questi organismi esistano, vogliamo solo sottolineare come la loro esistenza sia perfettamente compatibile con le leggi della Fisica e della Chimica, così come della Biologia”.


Per esempio, sulla Terra esiste una particolare specie di coleottero – il Carabo Bombardiere – che per difendersi dai predatori spruzza nell’aria una miscela esplosiva di perossido di idrogeno (la comune acqua ossigenata) e idrochinone. Su pianeti con una gravità simile a quella di Marte, l’equivalente alieno di un carabo bombardiere potrebbe rilasciare un’analoga mistura di agenti chimici per librarsi nell’aria fino a 300 metri di altezza, mentre su un corpo celeste simile a Titano potrebbe fare la stessa cosa usando una miscela biochimica completamente diversa.



La vita su Marte

In virtù delle loro peculiari caratteristiche biochimiche, molte delle forme di vita che conosciamo potrebbero facilmente sopravvivere su un pianeta come Marte con pochi semplici adattamenti evolutivi. Questi organismi dovrebbero innanzitutto elaborare delle strategie funzionali alla ricerca di acqua, che in un ambiente come quello Marziano – non dissimile dai grandi deserti freddi della Terra, anche se più estremo – è una merce piuttosto rara. Secondo Schulze-Makuch un possibile adattamento potrebbe consistere nell’uso di una mistura di acqua e perossido di idrogeno come liquido intracellulare.


Il perossido di idrogeno funzionerebbe anche come liquido antigelo, aiutando i microrganismi a sopravvivere durante i lunghi e rigidi inverni marziani, e in virtù delle sue proprietà chimico-fisiche consentirebbe alle cellule di attrarre naturalmente le molecole di H2O presenti nell’atmosfera. Durante il giorno, organismi assimilabili alle piante potrebbero sintetizzare il perossido di idrogeno per produrre i nutrienti necessari al loro sostentamento. Di notte invece, quando l’atmosfera è particolarmente umida, potrebbero usare il perossido accumulato per sottrarre molecole d’acqua dall’atmosfera, adottando una strategia molto simile a quella utilizzata da alcuni batteri che abitano il deserto di Acatama, in Cile.


Schulze-Makuch ha ipotizzato che una creatura aliena più grande e complessa di un semplice organismo unicellulare, magari proprio l’equivalente marziano di un carabo, potrebbe usare questi microrganismi come fonte di cibo e acqua.



La vita su Titano

A causa dell’enorme distanza dal Sole, Titano è molto più freddo della Terra: la sua temperatura media si aggira intorno ai -290 gradi Fahrenheit e sulla superficie non esiste acqua allo stato liquido, né è possibile rintracciare anidride carbonica nell’atmosfera. Sfortunatamente, acqua ed anidride carbonica sono due elementi essenziali per lo sviluppo della vita come noi la conosciamo. Eppure le leggi della fisica e della chimica ci dicono che, almeno in linea teorica, la vita potrebbe svilupparsi anche a partire da altri elementi, che nel caso di Titano sarebbero il metano e l’etano.


Organismi in grado di fare a meno dell’acqua come liquido intracellulare sopravviverebbero facilmente negli immensi laghi di idrocarburi liquidi di Titano, così come i pesci negli oceani terrestri. Queste ipotetiche creature ‘respirerebbero’ idrogeno anziché ossigeno, facendolo reagire con l’acetilene presente nell’atmosfera per produrre metano al posto dell’anidride carbonica.


A causa dell’ambiente estremo di Titano questi organismi avrebbero cellule molto grandi rispetto agli standard terrestri e sarebbero caratterizzati da un metabolismo estremamente pigro, che implicherebbe un rallentamento consistente sia del loro processo di invecchiamento che dei loro meccanismi evolutivi, creando un habitat completamente diverso da quello che possiamo osservare qui sulla Terra.


“Finora abbiamo solamente indagato una piccolissima parte delle potenzialità fisiologiche che i diversi organismi terrestri possiedono.” ha concluso Schulze-Makuch. “E quelle degli organismi extraterrestri potrebbero essere ancora più sorprendenti. Solo la scoperta di vita aliena e di altre biosfere ci consentirà di testare queste ipotesi. Sarebbe una delle più grandi conquiste della nostra specie.”



FONTE: Washington State University

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