Franco J Marino, il suo ultimo progetto e qualche riflessione sullo stato della musica contemporanea

Come autore e compositore Franco J Marino ha avuto grandi soddisfazioni, ma ora ha deciso di tornare a dare oltre la poesia che traspare dai versi che scrive, anche interpretazione e voce al suo ultimo progetto: “C’è una vita nuova”.

Franco J Marino è un esponente della musica pop classic italiana. Autore, compositore e interprete che dagli anni 90 opera nel panorama musicale nazionale ed internazionale, collaborando con artisti di fama internazionale come il tenore americano Nathan Pacheco per cui scrisse “La scelta”, la soprano canadese Karine Carusi, Andrea Bocelli per cui scrisse “Domani” in collaborazione con Mauro Malavasi e Lucio Dalla con cui scrisse “Non vergognarsi mai”. Iniziò come cantante solista del gruppo Tony Esposito ma il talento per la scrittura prese il sopravvento per alcuni anni. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo disco “Il pescatore di stelle” di cui è compositore, interprete e produttore, che lo consacra “figlio della migliore tradizione poetica napoletana”.

Quando oltre al dono della scrittura si possiede un gran strumento vocale, diventa naturale voler animare con la propria voce i testi che nascono dalla mente fertile di un autore affermato.  “C’è una vita nuova”, il suo ultimo EP composto da 5 brani che hanno come tema comune, l’amore. Distribuito da Believe Digital, è stato prodotto dall’artista insieme all’amico Mauro Malavasi e realizzato tra Roma, Bologna e Canada. In quest’album ha collaborato anche Steve Galante. Il singolo è attualmente in rotazione radiofonica e l’EP è disponibile negli store digitali.

Che contributo può dare alla musica contemporanea chi ha scritto testi di canzoni famose interpretate da grandi cantanti come Andrea Bocelli e Lucio Dalla? Me lo ha raccontato in questa intervista.

Hai avuto modo di girare il mondo, di conoscere il panorama musicale internazionale, e scrivere per grandi artisti da Andrea Bocelli e Lucio Dalla a Nathan Pacheco. Torni in prima persona ad interpretare i tuoi brani. Cosa è rimasto de “pescatore di stelle” in questo EP?

“Il pescatore di stelle” era un progetto ambizioso, quello di avvicinarsi alla tradizione classica napoletana e nel mio piccolo ho cercato di riproporre una continuazione su quella linea lì.
Ho ricevuto parecchi consensi da Renzo Arbore a Malavasi, però “Il pescatore di stelle” era un progetto ambizioso per il quale c’è bisogno del supporto di una “macchina da guerra” (come produzione, intendo). Quel che è rimasto, credo sia la poesia. Il mio modo di scrivere è sempre lo stesso, che sia in italiano, inglese o napoletano.


C’è una vita nuova è composto da brani melodici e orecchiabili che raccontano l’amore inteso come un sentimento sublime. Un sentimento che può far nascere anche la voglia di cambiare vita. Un po’ come voler ricordare la nobiltà di questo sentimento, mettendo insieme tutto ciò che è buono.

La sottintesa “leggerezza” delle canzoni talvolta inganna. Vuoi parlarci della genesi di questi brani ed approfondire qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

Sono d’accordo, a volte la leggerezza inganna. In questo mini – album ( l’album che comprende altri brani oltre a quelli dell’EP è pronto e uscirà a breve) c’è vita vissuta, c’è verità e credo che la gente lo capisca. Credo che questo album riesca ad arrivare al cuore delle persone. Nasce da una storia vera, la mia. E’ soltanto verità che cerco di mettere in parole, è un elemento fondamentale di questi brani.

Dal 9 di febbraio inizierà il festival di Sanremo. Il 26 gennaio 1967 nel corso del 17° festival, Luigi Tenco, uno dei concorrenti si uccise. Un gesto estremo ma che fa riconsiderare il valore e il peso delle “canzonette”. Marco Santoro in “Effetto Tenco” ne analizzò il caso, tracciandone un profilo sociale, estetico, simbolico ed addirittura politico. Cosa ne pensi della kermesse e dell’adesione di pubblico che ha la manifestazione canora?

Hai nominato un grande cantautore, a cui io mi sono riferito più di una volta. Soffriva per certe situazioni comprese anche le scelte politiche a livello musicale, che ancora oggi ci sono. Con Carlo Conti però la canzone è tornata protagonista, altrimenti assistevamo a tutto tranne che a un festival della canzone. Sanremo è una kermesse che dà a noi artisti il modo di farci conoscere ad un grande pubblico. Un festival di Carlo Conti io lo farei, perché lui ama la musica, viene dalla musica e da importanza alla canzone. Viceversa, puoi uscirne anche sconvolto, bruciato da questa esposizione. Però credo che la conduzione di Carlo Conti sia sulla strada giusta. Cercherò di propormi seriamente se ci sarà Conti anche l’anno prossimo, per portare un mio contributo.
Spero che si arrivi ad un festival con ancora più qualità, ma portare cantautori importanti sul palco di Sanremo non è facile. Venditti piuttosto che De Gregori o Zucchero difficilmente si scontrerebbero sul palco dell’Ariston. Magari ci vengono ma solo come super-ospiti.


In un panorama musicale in overdose di tragedie (musicali e non solo) ed esausto dalla rotazione di materiale di scarso valore artistico ma d’ immenso valore commerciale, qual è tra musica leggera e musica d’autore secondo te, la miglior opzione?

Senza dubbio, la musica d’autore. “La poesia prima si vive e poi si scrive.” Credo molto in questo.

Sei molto legato a “Domani”, il brano scritto per Andrea Bocelli e che reinterpreti in questo EP. La romanza è stata precedentemente registrata e pubblicata in Andrea 2004, poi in Live in Tuscany 2008 con la voce eccelsa di Bocelli.
In fondo seminiamo controvento desideri e speranze, non so dove, non so quando questo fiore si apre al mondo, dove io vivrò per sempre, io sarò / con te.
Domani, tu pensi che domani, qualcosa cambierà e ci perdiamo ieri.

Puoi approfondire quello che in questi versi hai magistralmente sintetizzato.

“L’ho scritto qualche anno fa per Andrea Bocelli. Te lo spiego:

“In fondo seminiamo controvento desideri e speranze” – ero in crisi perché in realtà c’è sempre la musica dentro le mie sofferenze. Vedevo che i miei sforzi non venivano premiati. Da questo pezzo in poi invece tutto è cambiato. “Controvento” perché si fa una gran fatica in questo mestiere.

“Non so dove non so quando questo fiore s’apre al mondo.“ – non ho potuto usare il futuro per ragioni di metrica quindi mi sono preso una licenza ed ho usato il presente – il fiore, sono io, la mia anima, il mio amore per la musica, ma questa è la mia visione del brano, ognuno poi può interpretarla come la sente.

“Dove io vivrò per sempre, io sarò / con te.” – In tutte queste difficoltà, in questa lotta quotidiana che è la vita, io ci credo che prima o poi qualcosa succederà di buono e che qualunque cosa sia, io sarò con te (la donna che amo, migliore amico, Dio).

Un ricordo di Lucio Dalla con cui hai scritto “Non vergognarsi mai” contenuto nell’album “Ciao” del cantautore bolognese.

“L’incontro con Dalla è stato un incontro atipico.
Un giorno mi chiamò il maestro Mauro Malavasi, uno dei maggiori produttori a livello mondiale e l’inventore della disco italiana e direttore d’orchestra, che ha prodotto talenti come Andrea Bocelli, Lucio Dalla, Carboni, Morandi, Elisa e tanti altri. Mi propose di andare a Bologna per scrivere un brano.
Lucio era una persona geniale, intelligente e divertente. Aveva pochi amici, uno sicuramente era Malavasi.

Il rammarico che ho è che se ne sia andato troppo presto. Mi stimava tantissimo e se ci fosse ancora ne sono sicuro, in questo album, ci sarebbe stato anche lui.”

C'è una vita nuova

“Una canzone ha mille colori, l’abilità sta nel collegarli.”

 

La nascita di sua figlia è stata l’ispirazione che ha portato a “C’è una vita nuova”, poi oltre a questo c’è tutto un mondo fatto lotte, sofferenze ma che risuonano come un esortazione al coraggio e ad aver speranza. Il video del brano è stato girato nella splendida cornice del Gran Sasso, diretto da Mario Silvestrone in collaborazione con Valerio Di Filippo.

 

Oltre a quanto riportato in questa intervista, s’intesse un ragionamento sullo stato della musica contemporanea, su quanto sia cambiata la musica e se rispecchia le trasformazioni sociali e culturali della società italiana o le volontà commerciali delle grandi major. Gli artisti indipendenti o di label minori conoscono bene le difficoltà e la fatica di farsi spazio con le proprie forze “artistiche” contro i fabbricanti di musica per le masse.

Manlio Sgalambro nel 1997 ridefinì i confini delle responsabilità della musica leggera così:
Al più si concede alla musica leggera una sociologia di cose buone, non una filosofia”.

Oggi, forse, per quanto riguardo la musica leggera in qualche caso avrebbe avuto qualche dubbio sull’uso o sulla sostituzione di quel “buone” con “commerciali”.

In questo ambito, la musica d’autore come quella di Franco J Marino invece rimane una scelta rivoluzionaria perché va controcorrente. In barba ai passaggi radio o al voler essere ascoltata ad ogni costo rimane la musica fatta con onestà, non per sottostare alle regole dell’esposizione di massa. Francesco De Gregori ancora oggi registra brani di sette minuti senza preoccuparsi minimamente se passeranno o meno in radio, i suoi dischi si vendono senza difficoltà ed i suoi concerti sono sempre pieni di amanti della sua musica, in grado di intonare i versi delle sue canzoni dalla prima all’ultima strofa.

C’è bisogno di verità, oggi. In tutti i campi, nella politica, nel sociale… Inutile costruire “hit” a tavolino come purtroppo si fa spesso. L’apparente successo e la costante presenza nei palinsesti della tv dei talent ne è la prova e sintomo di uno stato artistico decadente della musica, che non è cambiata poi così tanto. Il rapporto con il pubblico invece si, grazie all’apertura dei “cancelli di internet” e alla relativa facilità d’accesso alla musica di qualsiasi tipo. Vendere dischi è diventato secondario, mentre l’esposizione è tutto ed i risultati sono disastrosi.

Il risultato dei programmi produttori di artisti ready-made non porta un valore aggiunto alla musica italiana, ma rumore che piace alle masse. (Forse perché costruito ad hoc, forse perché non ha a disposizione altro con così tanta frequenza da ascoltare?) La competizione tipica dei talent porta soltanto mortificazione e la vittoria al televoto non certifica certo l’abilità a cavarsela come musicisti o cantanti e la storia ce lo dimostra: che fine ha fatto la maggior parte dei vincitori dei numerosi talent? Non si trovano veri artisti, ma solo gente che è seguita di più, per un certo tempo. Mentre la musica dei grandi autori è senza tempo, anzi viene spesso rimasterizzata.

Cosa potrebbe essere utile per migliorare il panorama musicale? Se hai un’idea, condividila nel campo dedicato ai commenti che trovi qui sotto o inviami una mail.

Libro consigliato:
Marco Santoro, Effetto Tenco. Genealogia della canzone d’autore, Il Mulino, Bologna, 2010, pp. 280.

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