Moschino nell’occhio del ciclone

Basta una collezione funny di Moschino per punzecchiare la sensibilità dell’opinione pubblica?

A quanto pare si.

L’azienda è finita ancora una volta nell’occhio del ciclone. D’altronde la griffe italiana ha sempre puntato su messaggi ambigui per catalizzare su di sé l’attenzione.

La griffe è stata accusata da Randy Anderson, ex tossico dipendente di Minneapolis ora consulente del settore moda di Eden House Recovery Services di Minneapoli, di spingere la sua clientela a fare uso di sostanze stupefacenti.

 

Blister e pillole sono la causa dei "mali" di Moschino

Blister e pillole sono la causa dei “mali” di Moschino

 

 

Una calunnia che ha avuto seguito su internet con la petizione #JustSayNoMoschino su Change.org.

I destinatari di questa missiva sono  Mark Metrick (ceo di Saks Fifth Avenue) e Marcello Tassinari di Moschino, coloro a cui spetta la decisione di bloccare la produzione dei capi oggetto di discussione, come richiesto da Randy Anderson.

 

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Ad essere incriminata è la collezione primavera/estate 2017 presentata recentemente a Milano. Jeremy Scott designer del marchio, ha ideato una linea ispirata da “La Valle delle bambole” della scrittrice Jacqueline Susann. Per la protagonista del libro, le bambole altro non sono che le droghe assunte per trovare pace interiore.

Capi, borse e cover per smartphone: le pillole sono dappertutto.

Per il momento la maison non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Starà preparando la sua contromossa?

 

 

Fonte immagini Moschino- The official Page

 

 

 

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