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Gazprom, Putin e l’Europa: un rapporto complicato

Gazprom è nel mirino dell’antitrust ma Putin potrebbe salvarla dall’Europa, come al solito

Il caso aperto all’antitrust europeo su Gazprom ha puntato i riflettori sulla compagnia legata a doppio filo con i giganti europei.
Il caso è stato appena aperto dopo ben tre anni di investigazioni e farà cadere un velo di imbarazzo nelle relazioni tra l’Unione europea e la Russia. Tutti si chiedono quanto la compagnia si farà scudo dei suoi sponsor politici. Putin in primo luogo.


L’UE accusa la Gazprom di mettere a rischio la competitività del mercato alterando la quantità di gas che raggiunge i mercati europei e alterando i prezzi in modo discriminatorio.
Gazprom è sicuramente spaventata dal processo, l’Europa è di gran lunga il miglior cliente di Gazprom, cliente che diventa ancora più importante in questa congiuntura storica, in cui i prezzi dell’energia sono in caduta libera.
Gazprom probabilmente tenterà di difendersi sostenendo che le leggi che regola la concorrenza non si possono applicare a loro dato che sono una società controllata da uno stato ma difficilmente la tattica funzionerà in ambito europeo.


Gazprom è, teoricamente, una normale compagnia energetica, le sue azioni sono quotate in molte borse in giro per il mondo, opera in decine di nazioni e pubblica bilanci ogni quarto come tutte le altre compagnie. In questi bilanci, ad esempio, è stato certificato un calo di quasi il 90% degli utili a causa della crisi ucraina e del calo della domanda di gas.


Ma Gazprom non è solo una normale compagnia, da anni il gigante energetico è stato strumentale alla politica estera russa. Gazprom e il suo gas sono stati i principali strumenti di minaccia nei confronti dell’Ucraina prima della crisi; Gazprom è la compagnia che attraverso contratti milionari sta certificando la nuova alleanza strategica con la Cina.


Il processo istruito dall’Antitrust europeo, oltretutto, prende di mira le fondamenta del business model di Gazprom, niente da cui il gigante energetico possa liberarsi facilmente con un cambio di strategia. Tutto fa pensare che i russi dovranno accordarsi con Bruxelles come hanno fatto altri giganti energetici nel passato. Questo probabilmente sarebbe il modo migliore per adattarsi al mercato europeo e, in genere, ai mercati occidentali ma Gazprom non ragiona come una normale compagnia energetica.


Gazprom, come ricordavamo, è la longa manus di Putin per quanto riguarda la politica estera e le logiche del mercato non sono sempre in linea con le logiche geopolitiche. Un esempio potrebbe essere la spinta di Gazprom verso l’estremo oriente, pare su richiesta specifica di Putin, in una mossa che pare non essere perfettamente logica dal punto di vista commerciale.


La sovrastruttura politica potrebbe rendere la questione assai più spinosa di quello che sembra: quella che a Bruxelles vedono come una questione puramente regolatoria a Mosca potrebbe vederla come una vendetta politica motivata dalla politica russa in Ucraina. Il tempismo, in effetti, potrebbe insospettire i russi, il caso sembrava pronto l’anno scorso ma l’organismo regolatorio ha aspettato la primavera per rendere il processo pubblico, quando eventuali tagli alle forniture di gas in Ucraina fanno meno paura.


La cooperazione con l’Antitrust europeo poi potrebbe essere ancora più difficile dopo la legge russa del 2011 in cui è prescritto l’obbligo di condividere informazioni con qualsiasi autorità straniera, cambiare i contratti o vendere azioni senza il consenso del governo per ogni compagnia compartecipata dallo Stato.


Una legge di questo tipo rende impossibile per Gazprom collaborare con le autorità europee nel caso Putin decidesse di non dare il via libera alla compagnia. Gazprom, insomma, non potrebbe essere direttamente incolpata nel caso decida di sottrarsi al giudizio delle autorità europee. Nel caso che il Cremlino decida di procedere in questo modo i già fragili rapporti commerciali tra Europa e Russia potrebbero esplodere.

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