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Lo Stato islamico è in preda al caos e alla burocrazia

Dei ribelli siriani hanno appena recuperato dei documenti che lasciano intravedere una situazione di caos e una burocrazia incredibilmente invadente

Il Daily Beast è riuscito a ottenere dei documenti amministrativi dello Stato islamico che mostrano come anche il regno dello sceicco al-Baghdadi sia vittima di corruzione, infiltrazioni di spie e lotte burocratiche.
I documenti sono stati recuperati da un gruppo di ribelli siriani finanziati dagli USA vicino a Damasco e mostrano i salari e bonus pagati ai soldati circa un anno fa.


Questi documenti confermano le voci che da qualche tempo circolano su Daesh, voci messe in giro da disertori ed ex jihadisti.
La prima cosa che spicca è la quantità straordinaria di burocrazia in ogni singolo aspetto della vita pubblica dello stato di Daesh. I leader del gruppo regolano ogni singola cosa, dalle requisizioni di munizioni ai periodi di vacanza.


I documenti sono stati fornita da Maher al-Hamdan, il portavoce del gruppo di ribelli Ahmad Abdo Brigade. Il gruppo in questione riceve supporto finanziario dal “Comando militare operativo” di Amman, cioè dagli USA, in quanto considerato uno dei gruppi anti Assad affidabili.


Secondo il portavoce i documenti sono stati trovati sul corpo di Abu Ali al-Iraqi, un comandante di Daesh rimasto ucciso in uno scontro con i ribelli a giugno vicino al confine tra Siria e Giordania.


I documenti sono parti di comunicazioni tra ufficiali di Daesh e mettono in piazza le difficoltà del gruppo nonostante la propaganda parli di una continua crescita nonostante lo stato di guerra perenna e le perdite territoriali sia in Siria che in Iraq.
Una lettera datata 10 maggio 2016 (3 Sha’ban 1437) indirizzata al governatore della provincia di Damasco informa quest’ultimo del fallimento della operazione di controspionaggio nella città di Dumayr, a 40 Km dalla capitale. L’operazione era indirizzata proprio nei confronti della brigata Ahmad Abdo ed era guidata da tale Abu Hudhaida al-Ghoutani che si è rivelato essere un doppio agente. al-Ghoutani aveva cercato di riunire tutti i leader di Daesh nell’area in una sola stanza con l’intenzione di fare saltare una carica esplosiva.
La cospirazione è stata scoperta per tempo ma l’agente è lo stesso riuscito a scappare con 6.500 dollari, una videocamera, del plastico, detonatori, una pistola, 2 fucili, 1.500 proiettili e 7 granate.
Il direttore della sicurezza nell’area venne a conoscenza del fatto e tolse fondi e aiuto logistico a tutti i combattenti.
L’ufficiale che ha scritto la lettera si è poi lamentato del fatto che tutti i combattenti dell’area hanno dovuto fare il lavoro con il poco che avevano e qui prosegue a relazionare sul modo in cui hanno continuato a combattere e quanti ribelli hanno ucciso.


Il fallimento del controspionaggio è indicativo di una situazione difficile. Le operazioni con cellule dormienti o uomini infiltrati sono sempre state uno dei fiori all’occhiello di Daesh. Il sistema di spionaggio è stato costruito con in mentre il KGB russo e la Stasi della Germania Est.


I documenti sono stati autenticati da esperti e sono un oblò all’interno del mondo isolatissimo di Daesh.


Ad esempio anche i jihadisti si lamentano delle paghe, la lettera si conclude con una richiesta di aumento.
In un altra lettera il salario è la questione principale. Il mujahid tipo prende 50 dollari al mese. Nello specifico il jihadista di cui si parla nella lettera prende 50 dollari di salario più 50 dollari per il sostentamento della moglie ma nella richiesta di pagamento è possibile aggiungere altre spese: figli, schiave sessuali e i loro eventuali figli, altri bonus, ricompense per l’Eid, spese varie e riconducibili all’attività di soldato. Tutto rimborsabile secondo precise tabelle a quanto pare.
In un’altra lettera un mujahid di Damasco chiede una settimana di ferie a Deir Ezzor e Raqqa, il comandante permette le ferie ma specifica che i “fratelli” devono essere precisi riguardo le date se no verranno interrogati secondo le leggi della Sharia.


In una lettera indirizzato al dipartimento che gestisce la guerra un amministratore generale del comitato di guerra richiede il pagamento del salario di tre mesi per un soldato specificando che ha moglie, figli e mantiene la sorella e la madre.
In un’altra lettera la stessa persona richiede un 4×4, 500 bombe, un sistema GPS per il posizionamento delle bombe, un veicolo corazzato, dei missili anti-carro, dei lanciamissili, delle mitragliatrici anti-aeree, un videocamera di sorveglianza, due camion e una ruspa. Il tutto per proteggere l’area a loro assegnata.


Nell’ultima lettera un impiegato di un importante giudice del comando centrale chiede spiegazioni riguardo l’affollamento nelle prigioni di Daesh nell’area. Il comandante risponde che i prigionieri sono rimasti in detenzione poche ore e che la settimana scorsa solo tre persone sono state in prigione per almeno una settimana mentre nel momento in cui la lettera è stata scritta non vi erano detenuti. Il comandante dice che il problema è che un altro dipartimento non ha mandato le date di rilascio per cui il problema era loro.
Tutto il mondo è paese, insomma. Anche nel paradiso dello sceicco al-Baghdadi.

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