MEDIO ORIENTE: LA SITUAZIONE E’ SEMPRE PIU’ COMPLICATA

Chi è Abu Bakr al-Baghdadi? Chi sono i nemici dell’Isis? Cosa sta succedendo in Medio Oriente?Domande che riecheggiano nella mente delle persone di tutto il mondo, terrorizzate e sempre più confuse dopo i recenti attacchi di Parigi e in Mali.

Domande che necessitano di risposte chiare e vere, sopratutto, nell’odierno clima di terrore, che ormai ha abbracciato il mondo intero in una morsa troppo stretta.

Il mondo ha bisogno di capire. Chi è questo nemico così forte e così spietato da combattere?

La situazione in Medio Oriente è più complicata che mai, una matassa troppo difficile da sbrogliare, sopratutto se si analizzano i recenti fatti.

Ciò che è certo è che Abu Bakr al-Baghdadi si è autoproclamato Califfo di uno Stato non riconosciuto, ma che ha confini ben definiti. Uno Stato che ha intenzione di espandersi, con qualunque mezzo, e senza alcuna pietà. Uno Stato, l’Islamic State, che chiede a gran voce il suo riconoscimento, attraverso una guerra mai combattuta prima.

Ma, quanto appena detto non può essere considerato il completo riassunto dell’intera situazione mediorientale. Non si tratta di una mera guerra di religione, di etnie.

In ballo ci sono interessi economici e politici troppo grandi.

Proviamo a fare un punto della situazione.

Nei territori tra Siria ed Iraq si sono schierate le truppe di diverse Nazioni, quelle appartenenti alla Coalizione che combatte questo nemico, non precisamente identificato, conosciuto come Isis.

Ma, chi sta a capo di questa grande coalizione, che raggruppa più di 50 governi?

Non vi è un unico capo, ma si parla di direzione bilaterale: da un lato, vi sono gli U.S.A. di Barack Obama; dall’altro, la Russia di Putin.

Questo è un dato che già dovrebbe far riflettere. Come è possibile comandare una coalizione, dirigendola in un’unica direzione, se gli obiettivi e sopratutto le linee di pensiero (e politica) sono diverse?

Infatti, l’America ha deciso, almeno per il momento, di adottare una linea meno dura, evitando l’invio di truppe di terra. Invece, la Russia di Putin si è schierata apertamente nei territori di fuoco, per sostenere Bashar al-Assad.

Ora, anche la Francia ha deciso di fare la voce grossa, decidendo di scendere in campo, al fine di rispondere agli spaventosi attentati di Parigi. Infatti, Hollande ha intrapreso una sorta di “tour mondiale” per cercare alleati pronti a schierarsi con la Francia per combattere l’Isis e rispondere agli attentati, che l’hanno ferita duramente.

Lo scopo di Hollande è, quindi, quello di avviare una cicatrizzazione delle ferire francesi, attraverso una linea dura che non promette nulla di buono.

Intanto, nel trambusto generale, l’Italia prende tempo.

E, gli Stati confinanti con Siria e Iraq?

Da prendere in considerazione è sopratutto la situazione della Turchia di Erdogan.

Quest’ultima si è schierata contro l’Isis, ma in realtà sembra maggiormente interessata a combattere i curdi del PKK, nascondendo, quindi, i diversi attacchi contro questi ultimi, sotto il nero velo della lotta al terrorismo.

Ma, a complicare ancor di più il quadro degli scontri mediorientali si è presentata la vicenda del jet russo, abbattuto dalle forze turche. Quindi, una forte tensione si è accesa tra i due Stati e la vicenda risulta essere ancora apertissima.

L’unica cosa che in questi giorni sembra essere davvero certa è la dichiarazione di guerra di Putin all’Isis: la Russia si schiera apertamente a fianco della Francia.

Una decisione che va a cozzare contro la linea d’azione, più cauta, degli Stati Uniti.

Si creeranno nuove tensioni? Domanda retorica.

Chi è il nemico dell’Isis?

L’Isis non ha un unico nemico, ma tanti nemici.

Il nemico pubblico numero uno è ovviamente l’occidente: Stati Uniti e Europa intera sono nel mirino del movimento guidato da Abu Bakr al-Baghdadi perché considerati infedeli.

La lista con i nemici da combattere e sconfiggere prosegue con gli sciiti e i sunniti.

In pratica, l’Isis ha dichiarato guerra al mondo occidentale in generale e agli Stati di Turchia, Israele, Siria e Paesi del nord Africa, come ad esempio la Tunisia.

Una lunga lista quindi.

La situazione è davvero complicata ed è già precipitata in un burrone di atrocità e sofferenze.

Il mondo intero è in subbuglio.

Alcune risposte le abbiamo, anche se sinteticamente, trovate.

Ma, ci sono tante altre domande, che quasi sicuramente non avranno alcuna risposta.

Come può un unico movimento, un singolo stato, l’Islamic State, gettare nel caos l’intero pianeta?

Possibile che gli tanti Stati, già riuniti in fortissime coalizioni, non riescano a fermare un unico e comune nemico?