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Qualcosa è cambiato in Arabia Saudita

L’Arabia Saudita è tradizionalista, molto tradizionalista, dal punto di vista religioso, il Wahhabismo è una delle visioni più conservatrici all’interno dell’Islam, sia dal punto di vista politico, lo stato è monarchico e basato sulla politica tribale, ma in questi giorni ci sono state tante novità nella famiglia reale come non se ne vedevano da anni.


Il successore di re Abdallah, Salman, ha appena rilasciato una serie di decreti che si propongono di tracciare il futuro della ricchissima nazione mediorientale e di velocizzare il passaggio alla generazione successiva a quella di Salman di principi ereditari.
La quantità e la qualità dei cambi ha lasciato gli esperti di affari sauditi scossi e tutti stanno tentando di capire cosa significheranno a livello politico questi cambi.


Re Salman ha tolto il titolo di Principe della corona, l’erede designato, Muqrin bin Abdulaziz, il figlio più giovane del fondatore della dinastia saudita, re Abdulaziz. Il nuovo Principe della corona è il Primo ministro Mohammed bin Nayef, il nipote di Salman, l’architetto del sistema anti-terrorismo saudita. Per la prima volta il principe ereditario è un nipote del fondatore.


Salman ha promosso anche il suo figlio prediletto, Mohammed bin Salman, a sostituto Principe della corona. Posizione più importante di quanto può apparire considerando che il Principe della corona non ha figli maschi per cui è molto improbabile che cambi l’ordine di successione in caso diventi re.


Alcuni cambi erano previsti ma, sicuramente, non di questa portata. Da quando Salman è salito al trono suo figlio Mohammed ha fatto una carriera fulminea: ministro della Difesa e capo della Corte, una posizione comparabile al Presidente del Consiglio italiano. La politica in Arabia Saudita funziona tramite un metodo consensuale, prima di ogni decisione viene chiesto il parere di decine e decine di principi. Per cui la mossa che a un occidentale può sembrare puramente nepotistica in realtà è stata avallata dalla maggior parte della famiglia reale.


La decisione di coinvolgere leader più giovani, Mohammed bin Salman ha circa trent’anni, riflette il ringiovanimento della popolazione saudita anche se un ringiovanimento di questo tipo da parte della leadership non era aspettato da nessuno.
Re Salman è riuscito a ottenere questi cambi grazie ad alcune sue particolarità: è più vicino agli Ulema (le autorità religiose) e fa parte dei Sudairi Seven, i sette figli di una delle mogli di re Abdulaziz, i quali formano il gruppo di potere più unito e numeroso all’interno della famiglia reale.


Salman è apprezzato anche dai comuni sauditi, si racconta che quando era principe ereditario per un suddito era possibile suonare al campanello della sua residenza o chiamarlo al telefono. Ora che è re si presenta in ufficio alle 8 di mattina, prima dei dipendenti. Una immagine di questo tipo funziona molto bene in uno stato che funziona secondo il consenso.


I decreti hanno anche cambiato il gruppo dirigente del ministero della Salute, ministro e due vice-ministri. Re Salman ha alleggerito la mastodontica burocrazia saudita e gli investitori sembrano contenti.


Dal punto di vista internazionale i cambi sono stati epocali: il ministro degli esteri Saud al-Faisal è stato rimosso dall’incarico dopo 40 anni e il suo posto è stato preso da Adel al-Jubeir, l’ambasciatore a Washington. al-Jubeir non fa parte della famiglia reale, una rarità, e da qualche tempo era diventato la faccia della politica estera saudita.

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